Il Barrito dei Piccoli 2017/18

Sta arrivando il tempo di uscire dalla Caverna. Che paura/coraggio!!!

 

Proposta di un percorso di accompagnamento all’uscita dall’allerta Virus del Centro Territoriale Mammut 

 

di Giovanni Zoppoli

 

Il tempo sta cambiando. Al di là dei nomi e dei numeri che diamo a questi giorni sappiamo tutti che ci avviamo verso un'uscita. 

Il Mito della Caverna di Platone ci accompagna ormai da anni nel lavoro con bambini e docenti, essendoci stato di grande aiuto nello smantellare tabù come quelli dei genitori carcerati nelle classi (speciali) costituite in maggioranza dai loro figli. Il racconto della Caverna ci è servito molto anche quest'anno, quando a settembre abbiamo lanciato il tema paura /coraggio proprio a partire dal racconto del Mito della Caverna. 

Da un decennio sperimentiamo la potenza dei Miti per rielaborare  tematiche profonde. Molti potrebbero essere i Miti in grado di aiutarci ad affrontare questo periodo e molti ne stanno sperimentando maestri e maestri con cui condividiamo il percorso collettivo diventato on line tramite il Barrito dei piccoli. 

Se nel periodo che è alle porte avrebbero potuto aiutarci Miti come quelli di Urano che, per paura che i figli lo uccidano, li ricaccia nel grembo della moglie Gea a cui rimaneva attaccato come una ventosa (ricorderete che sarà il figlio Cronos a liberare tutti evirandolo), ma oggi abbiamo bisogno di un Mito che ci accompagni all'uscita. 

Sappiamo  (soprattutto per il decennio di conferme ricevute nel nostro lavoro con bambini ricchi e poveri) che il Mito è uno strumento importante per lavorare sul profondo individuale e collettivo, sappiamo che lo fa in una maniera sotterranea e non invasiva, purché il racconto sia il più fedele alla versione tramandata e il meno edulcorato. E sappiamo che queste giornate di allerta virus hanno lasciato - e stanno lasciando - segni nel profondo di ciascuno di noi, grandi e piccoli. Abbiamo vissuto una sorta di regressione collettiva, capace di evocare archetipi collettivi e memorie individuali paragonabili più a gestazione e primi anni di vita in simbiosi che alla guerra. Non sappiamo in che modo il nostro profondo abbia affrontato questa prova, cosa abbia immagazzinato, quali modificazioni più o meno durature abbia dovuto mettere in campo per assicurarci la sopravvivenza. Abbiamo affrontato tutto ciò nel piccolissimo gruppo primario della famiglia (termine oggi quanto mai variegato, ma sempre riconducibile a numeri piccoli) pur sentendoci parte del mega gruppo corrispondente all’umanità intero, anche se in un modo del tutto virtuale e mediato dagli schermi. Due estremi molto distanti, entrambi capaci di evocare emozioni ancestrali (materia di studio  della psicologia dei gruppi, ma anche più recentemente dalla ricerca psicologica che si occupa di gruppi e realtà virtuale).

A fronte di un impatto tanto importante sulla nostra psiche alcuni si affidano al (ormai abusato) principio di resilienza, per altri saranno psicologi e psichiatri a dover affrontare le conseguenze per chi potrà permetterselo.

Noi che ci occupiamo di pedagogia chiediamo aiuto ad uno strumento per noi familiare, quello del racconto Mitico appunto. Il presupposto che assumiamo è che il periodo a cui andiamo incontro, quello della graduale uscita di casa, possa evocare in grandi e piccoli vissuti risonanti con quelli che l’ascolto del Mito della Caverna di Platone è in grado di provocare. 

Come già emerso dal lavoro fatto in questi anni con i bambini all’interno delle classi, attorno al macro tema dell’uscita da una condizione di reclusione considerata la normalità, si apre il dilemma della scelta del singolo e del gruppo. Singolo che è spesso chiamato a tagliare i ponti con i suoi coabitanti, ad abbandonarli, a tradirli, quando non riesce a convincerli ad uscire con lui. Ma altrettanto spesso il tema principale è individuare all’interno di se stessi questa dialettica: non proiettare più sugli altri la propria paura (lasciare il sicuro della Caverna per l’ignoto del mondo di fuori) ma riconoscerla come propria, assumersene la responsabilità e quindi la scelta. Questo significa anche smetterla di far recitare a qualcun altro, esterno a sé,  il ruolo del poliziotto censore, che vieta l’uscita, ma riconoscere il poliziotto interno (come direbbe Augusto Boal e il suo Teatro dell’Oppresso). Il poliziotto interno è in questo caso principalmente la paura di lasciare la sicurezza del gruppo e del luogo in cui pensiamo di aver vissuto fino ad ora sicuri e protetti (pur nell’angoscia dell’asfissia). Anche in questo caso il superamento della paura non è assolutamente la sua negazione, ma la trasformazione di questa molla in coraggio, con tutti i consigli di prudenza che la paura ci suggerisce. Insegnamento che ricaviamo soprattutto dalla ricerca azione di quest’anno attorno alla tema paura/coraggio.

Ecco perché abbiamo chiesto al racconto della Caverna di Platone di aiutarci. Sicuri che saprà lavorare con discrezione, ma in maniera incisiva, ai tanti contenuti emotivi che emergeranno in questo periodo, agendo come un piccolo pappice che scava in profondità e trasforma.

Pensiamo che di un lavoro così  abbiamo bisogno noi per primi, da una parte iper vogliosi di questa promessa di libertà e dall’altra impauriti come mai dalla totale incertezza. Come se fossimo chiamati a una sorta di nuova nascita, stavolta dovendo partorirci e tagliare il cordone ombelicale da noi stessi. E’ una seconda (per alcuni una terza o una quarta…) possibilità che la vita potrebbe donarci. A livello individuale e collettivo, proprio come il linguaggio del  Mito.

Per questo invitiamo grandi e piccoli a prendere parte a questo viaggio Barritesco. 

Ecco come.

 

  1. Il racconto - Domani pubblicheremo sul sito del Barrito dei Piccoli (www.barritodeipiccoli.org) la quindicesima puntata di “Favole al Computer” contenente l’audio racconto “La Caverna di Platone” letto da Tonino Stornaiuolo. Si tratta di un racconto liberamente ispirato al racconto di Platone, adattato dallo stesso Tonino Stornaiuolo.  La prima cosa è quindi proporre a sé stessi e ai bambini con cui si intende lavorare questo ascolto. Cominciamo ad anticiparvi l’audio racconto su questo sito, basta cliccare sul titolo in basso. 

 

  1. Il finale - Come  noterete si tratta di un racconto monco, senza finale. L’audio si interrompe infatti proprio nel momento in cui il protagonista è chiamato a fare la sua scelta: andar via o restare nella caverna? 

 

  1. Crea il tuo finale - La prima consegna è appunta quella di trovare un finale a questa storia. Cosa sceglierà di fare il protagonista? Come reagiscono i suoi coabitanti alla decisione? C’è uno scontro? Cosa si dicono? Che sentimenti prova il protagonista? E il resto del gruppo? Ci sono colpi di scena? C’è un dialogo interno? Se si decide di uscire come avviene l’incontro con il mondo esterno? Insomma più importante del finale è il processo che porta il gruppo alla scelta e una descrizione più puntale e dettagliata possibile di ciascuna delle fasi che portano a questa conclusione.

 

  1. Invialo - Il secondo compito è inviare alla nostra redazione il finale ed una spiegazione di perché e  come si è giunti ad ipotizzarlo. Sono naturalmente ben accetti disegni e illustrazioni della storia. 

 

  1. Il viaggio è iniziato. Il viaggio sarà così partito. Sia per chi ha deciso di uscire che per chi è voluto rimanere nella caverna. Ogni martedì invieremo una nuova consegna per continuare nel percorso di riconquista della libertà.  

 

  1. inviarci comunicazione. La partecipazione al percorso è libera e gratuita. Chiediamo però di inviare al più presto una mail a [email protected] comunicando l’intenzione di partecipare, con dati identificativi del singolo o del gruppo che vi parteciperà.

 

Alcuni consigli. 

Più i bambini saranno lasciati liberi nell’ascolto della storia e nell’immaginarsi il finale meglio funzionerà il lavoro. La guida adulta del percorso dovrebbe avere il ruolo più neutro possibile, sospendendo il proprio giudizio e ogni tentativo di incidere su scelte e ragionamenti del gruppo. Non esiste nessuna guida che sia davvero neutra e sappiamo che comunque influenziamo scelte e ragionamenti dei nostri interlocutori anche con la semplice presenza. Dovremmo cercare di limitare il più possibile la nostra influenza al contagio della voglia e dell’entusiasmo di cimentarsi in un lavoro del genere. 

Consigliamo infine agli adulti che vorranno fare da guida del percorso di sperimentarlo prima su se stessi.

 

Tutti i giorni la redazione del Barrito risponde alle mail, e al 3385021673 dalle 11,00 alle 13,00. 


Per ascoltare la storia clicca qui

La Caverna di Platone 

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foto da cell ott 2016 045

Il Centro Territoriale Mammut

presenta

programmazione Mammutbus/Barrito Piccoli  2017/18

Ecco la proposta per il nuovo anno del Centro Territoriale Mammut a cui invitiamo a partecipare scuole e associazioni che lavorano con la fascia d’età 6/10 anni.

L’Ipotesi

Come ogni anno lavoreremo attorno alla verifica di un’ipotesi centrale:

 “E’ possibile attraverso le azioni di un Centro territoriale radicare in maniera  più autentica, stabile e profonda e in più centri diversi e distanti sperimentazioni rivolte a costruire scuole e città nuove, secondo i principi della pedagogia attiva, della cooperazione, della giustizia sociale e della sintonia con il creato” 

Secondo l’approccio della ricerca azione a cui da sempre ci ispiriamo, tutte le azioni e le ricerche teoriche del nuovo anno saranno rivolte a validare quest’ipotesi.

 

Nel nuovo anno vorremmo riuscire a radicare in maniera più profonda e stabile le sperimentazioni avviate negli ultimi 2 anni attorno al Barrito dei Piccoli e al Mammutbus (info su www.mammutnapoli.org e www.barritodeipiccoli.org), rinforzando cooperazione e aprendo filoni nuovi di ricerca,  anche in gruppi/luoghi ulteriori, soprattutto se distanti e differenti.

 

Obiettivi dell’anno saranno perciò:

 

  • Portare elementi validanti l’ipotesi inziale di far leva su principi e metodologie della pedagogia attiva (e quindi delle scienze umanistiche) per rinnovare scuola e città.
  • Lavorare su temi irrisolti della vita sociale attraverso metodologia Mammut, in particolare su quelli riguardanti i legami simbiotici
  • Promuovere cooperazione
  • La stamperia e la corrispondenza come fattori motivanti e fondanti l’apprendimento curriculare
  • Partecipazione attiva di bambini, ragazzi e educatori alla vita della città
  • Possibilità di svolgere lavoro sociale e didattico in felicità
  • Miglioramento “Barrito dei Piccoli” prodotto
  • Rinforzare le redazioni e consolidare automatismi

 

 

Queste invece le azioni attraverso cui vorremmo lavorare alla conferma della nostra ipotesi di partenza:

 

  • Laboratori in scuole, strade, associazioni e sede Mammut
  • Barrito dei Piccoli
  • Formazioni esperienziali e incontri di gruppo. Da sempre più parti ci arrivano richieste di formazione, richieste che purtroppo non possiamo soddisfare per mancanza di tempo e energie. Fare formazione è vitale però prima di tutto per noi. Abbiamo perciò pensato di chiedere a tutti i gruppi e ai singoli che volessero formarsi con noi, di inviarci una loro richiesta sintetica (su cosa in particolare vorrebbero lavorare, quali sono i loro principali temi e problemi, quanti giorni e ore dedicherebbero per davvero a una formazione, etc.) entro il mese di dicembre. Da gennaio infatti riparte il nostro programma di formazione rivolto però a un gruppo stabile di una quindicina di iscritti, motivati e determinati a cambiare l’ordine delle cose. Formazione ne faremo comunque nell’ambito delle azioni Barrito riportate di sotto e ovunque avremo la forza di portare avanti qualcosa di sensato e efficace.
  • Il Mammutbus con le sue animazioni
  • Rafforzamento redazione e Barrito rivista: consolidamento della metodologia di lavoro e dei gruppi storici; avvio di nuova grafica; fumettisti e disegnatori professionisti che collaborano stabilmente.
  • Organizzazione di una “Esposizione” di fine anno, ispirata all’idea messa in pratica da Emma Castelnuovo (raccontata in “ Documenti di un’esposizione matematica”, di Emma Castelnuovo, ed. Boringheri, Torino, 1972). Non la solita mostra, ma un modo di condividere quanto appreso da adulti e bambini con la città, al di là di estetismi e comunicazione asfissianti.

 

Indicatori di risultato saranno per noi:

 

  • Nr e qualità partecipanti ai vari incontri di rete e formazione
  • Nr e qualità di risonanze riscontrate nei lavori dei diversi gruppi, anche a prescindere da sollecitazioni Mammut
  • Automatismi consolidatesi rispetto a pratiche e approcci della pedagogia attivta
  • Contatti tra i membri del gruppo potenziale
  • Nr attività e qualità dei partecipanti messe in campo durante l’anno
  • Verifiche specifiche dei singoli percorsi
  • Puntualità adempimenti consegne Barrito alle varie redazioni
  • Nr copie vendute e richiesta da altri punti di distribuzione o singoli
  • Nr nuovi collaboratori di qualità” al Barrito prodotto

 

La proposta

 

La proposta è quella di prendere parte alla sperimentazione didattica del Barrito dei piccoli basata sui principi della pedagogia attiva e riassumibile nei punti riportati di sotto.

Ciascuno secondo le proprie possibilità e necessità.

Il Mammut svolgerà come sempre il lavoro di raccordo, promozione e messa in rete, svolgendo la funzione di redazione e distribuzione finale del Barrito dei Piccoli.

Il livelli della partecipazione che abbiamo immaginato sono tre, a cui corrispondono le diverse modalità di supporto da parte dell’equipe Mammut

 

  1. Livello 1 - La redazione diffusa

 

Scuole e associazioni partecipanti in profondità e continuità

(V circolo, 58^ Circolo, Giovanni XXIII, Casoria)

 

  • Laboratori di avvio (3 giornate presso la scuola)
  • Laboratori quindicinali di redazione (presso la scuola)
  • Laboratori caccie al tesoro al Mammut (almeno 1 all’anno)
  • Mostra finale sull’ “immaginario realizzato”
  • Incontri specifici a seconda delle esigenze nate dai cerchi di redazioni con gli alunni
  • Percorsi specifici di consulenza e formazione
  • Incontri di raccordo/cooperazione con  maestre e operatori ogni 3 mesi
  • Condivisione, raccolta, selezione degli articoli per Barrito dei Piccoli e giornale di classe
  • Distribuzione, raccolta e lettura materiali di ricerca rispetto alle mappe di lavoro condivise
  • Partecipazione al gruppo potenziale
  • Uscite in città e natura

 

  1. Livello II – Collaboratori attivi

 

Scuole, associazioni, librerie che sposando i valori barriteschi vogliono partecipare alla redazione e sperimentazione, ma che hanno energie e risorse minori da dedicare a questo loro interesse.

  • 1 laboratorio avvio
  • Laboratori di redazioni durante l’anno (massimo tra gli 1 e 3)
  • Laboratori caccie al tesoro al Mammut (massimo 1)
  • Percorsi specifici di formazione e consulenza pedagogica
  • Uscite in città e natura
  • Mostra finale sull’ “immaginario realizzato”
  • Incontri di formazione, raccordo/cooperazione con  maestre e operatori
  • Condivisione, raccolta, selezione degli articoli per Barrito dei Piccoli e giornale di classe
  • Distribuzione, raccolta e lettura materiali di ricerca rispetto alle mappe di lavoro condivise
  • Partecipazione al gruppo potenziale

 

  1. Nuovi gruppi

 

Gruppi che vogliono saperne di più o semplicemente vogliono condividere climi e argomenti del Barrito e della sua redazione con i propri bambini/ragazzi/operatori

 

  • Laboratori di conoscenza e condivisione Barrito dei Piccoli
  • Presentazioni della rivista
  • Percorsi specifici di formazione e consulenza pedagogica
  • I percorsi del Mammutbus
  • Laboratori di fondazione tane
  • Uscite in città e natura

 

 

Per approfondire modalità di partecipazione e avere maggiori informazioni sui singoli percorsi e livelli di partecipazione basta contattare l’equipe Mammut all’indirizzo [email protected] o al 3385021673 oppure       

 

 

 

 

Lo sfondo integratore dell’anno

 

Abbiamo optato per  un approccio cumulativo: al tema animali bestiari del primo anno, si è aggiunto quello dello spazio tempo nel secondo, temi che vogliamo mantenere inalterati (perché ancora potenti e belli). Ma per il nuovo anno  ne aggiungiamo uno nuovo:

 

                                        La separazione  

 

Sul tema alleghiamo un articolo di approfondimento, di cui riportiamo qui sotto uno stralcio:

 

Lasciamo a psicologi e medici (sono tante le malattie della pelle, dei polmoni, del sistema digerente e di altro tipo in cui la psicosomatica individua tra i fattori di incidenze quelli legati alle dinamiche di cui sopra)   il lavoro terapeutico di cura dei casi in cui la dinamica si è cristallizzata al punto  da diventare  malattia. Riprendendoci però il nostro dovere di maestri e educatori, dove un qualche contributo potremmo pur darlo prima che gli eventi degenerino. Prima di tutto facendo molto attenzione a quanto il tema della mancata separazione sia davvero tra le cause prime di molti mali individuali e sociali. Ovviamente a partire da noi stessi, da quanto noi per primi non siamo ancora riusciti a mettere in atto un processo sano di individuazione/separazione. Siamo infatti tra  i mestieri più a rischio, rispetto alla dinamica salvatore/persecutore/vittima. Molti di noi scelgono questo lavoro proprio  perché occuparsi di un bambino bisognoso esterno è più facile che occuparsi del proprio bambino interno (altrettanto bisognoso).  E questo sarebbe poco male se il danno rimanesse limitato a ciascuno di noi educatore o maestro. Il vero problema è che in questo modo non potremo mai davvero aiutare nessuno, perché in realtà non stiamo lavorando per rendere libero,  autonomo, sano colui che ci illudiamo di aiutare. Al contrario stiamo lavorando perché rimanga dipendente, schiavo, malato. Altrimenti dove troveremmo i nostri cavalli per trainare il malconcio carro su cui viaggiamo?  Il problema è che in questo modo le cose non cambiano, e chi sembra stia andando nella direzione del cambiamento e della giustizia sociale finisce per essere tra i principali artefici del mantenimento dello status quo. Abbiamo più di una volta messo in evidenza quanto questa dinamica si incisti su quella della deriva del terzo settore e del meccanismi di mercato in generale. Da psicologico  il meccanismo di trasforma in economico. Il serbatoio di bisognosi di un campo rom, a me salvatore, fornirà la benzina energetica (ma anche il giustificativo sociale) per accaparrarmi finanziamenti e reddito.

Il processo di handicapizzazione alla base della simbiosi malsana, nel lavoro di educatore e insegnante si aggrava esponenzialmente. Il papà di Gino pur di non perdere quanto colmava il suo vuoto, cerca in tutti i modi di produrre le prove che suo figlio è inadeguato, addirittura handicappato. In un contesto deprivato economicamente e socialmente come Scampia questa dinamica psicologica diventa immediatamente economica: un figlio con handicap diventa possibilità di sostegno dallo Stato per invalidità. Si riempie così vuoto psicologico e del portafogli.  Nel sociale avviene pressoché lo stesso meccanismo, solo che innalzato alla dignità di opera buona e socialmente utile. La dinamica con cui gli insegnanti (pochi, mal pagati, mal trattati,  ma non per questo meno responsabili delle proprie azioni)  cercano sempre più spasmodicamente un qualsiasi tipo di handicap  nei propri alunni ha altrettanto a che fare con questa dinamica. Nel rapporto uno a 25 all’asilo, avere un insegnante di sostegno che ti aiuta diventa spesso questione che a che fare con l’istinto di sopravvivenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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