mammutNapoli
Home
Chi siamo
Compare
Rete
Notizie
Bacheca
Blog
Contattaci
Progetti
Spaziale
Corridoio
Barrito
media
Foto
Audio
Forum Joomla!
Video
rassegna
login





Password dimenticata?
Nessun account? Registrati
Hai conosciuto Mammut....
 
 
 Calendario
 6 AgostoE' uscito Il Barrito da spiaggia, numero doppio 8 e 9
23 AgostoRiapertura segreteria in sede per info e iscrizioni 3737052158
SettembreRiparte il bando del Mito del Mammut atto IV iscrivetevi!!! Nella home il detteglio del bando. Per info contattare Claudia 393474685
6 Settembre Avvio attività pomeridiane "educativa di strada" rivolte a adolescenti e preadolescenti del territorio per info 3939521564
15 SettembreFesta iniziale Officina dei Piccoli (6-10 anni) per info e iscrizioi contattare Cosimo 3208528208
3 NovembreInizio lezioni scuola d'italiano per stranieri del Mammut, per info contattare 3489030792
 
Calendario Sede


La sede Mammut rimane aperta fino al 6 agosto.
La segreteria del Mammut riapre lunedì 23 agosto per info e  iscrizioni 3737052158
Il Mammut riapre lunedì 30 agosto.
 Il Centro Aggregativo Mammut per ragazzi dagli 11 anni in su, funziona dal lunedì al venerdì,  con l' offerte di attività, spazi e relazioni multiple, tutte finalizzate al mutamento. In particolare, tutti i mercoledì, dalle ore 16.00 alle 18.30: "Mettiamoci in gioco…" spazio aperto di costruzione e ludicità.
 info e iscrizioni: Chiara 329.6237361
 Officice dei Piccoli (6-10 anni):  le iscrizioni ripartono il 30 agosto!!! Per info e contatti: Cosimo 32O. 852 82 O8
 Per lo sportello legale e la scuola d'italiano per stranieri contattare la Segreteria Mammut 373. 7052158 Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
PubblicazioniIl 6 agosto è uscito il  Barrito da Spiaggia, numero doppio (8-9) di luglio/settembre 2010
  Scarica Opuscolo sul metodo
  Bambini e Città
Materiali Scarica brochure Centro territoriale Mammut sulle attività 2009/2010
 
PROGETTO CENTRO TERRITORIALE A SCAMPIA - MAMMUT REPORT GENERALE
Periodo: febbraio-agosto 2010


Nel periodo  in oggetto la sperimentazione avviata attorno al “Metodo Mammut” è proseguita con slancio apportando nuovi contributi al lavoro d’equipe.
Nelle azioni e nelle ricerche teoriche del Centro ragazzi, del Centro bambini e del Centro Stranieri sono stati rinvenuti gli opportuni momenti di sperimentazione e condivisione relativamente alla mappa di ricerca ridefinitita nel week-end residenziale della Scuola formatori Mammut tenutosi a Venezia nel gennaio 2010.
Fu in quell’occasione che operatori e insegnanti delle diverse regioni partecipanti (Campania, Emilia Romagna, Toscana, Veneto, Liguria) concordarono una nuova domanda di ricerca, sintesi delle precedenti e oggetto d’indagine per il restante periodo di sperimentazione: “Può il ‘Metodo Mammut’ rivelarsi una modalità efficace e allo stesso tempo coerente con i valori dei gruppi coinvolti, nell’affrontare tematiche e obiettivi dei singoli contesti d’intervento?”
Ciascuna delle agenzie educative coinvolte sul territorio nazionale, a partire dalle domande di ricerca provenienti dal proprio contesto, ha fissato il periodo in cui realizzare la sperimentazione nel territorio di pertinenza. La Scuola formatori Mammut si è perciò data tempi, strumenti di rilevazione e monitoraggio, concordando modalità di supervisione reciproca. Il gruppo di lavoro si è così diviso i compiti, individuando gli strumenti per la comunicazione a distanza.
I percorsi specifici messi in campo nelle singole regioni si sono così basate su queste indicazioni. Napoli è stata il centro di queste azioni, centro in cui si sono incrociati gli input dei partecipanti. Grazie alle risorse disponibili, il Mammut ha potuto svolgere il lavoro di raccordo, mettendo in campo percorsi formativi specifici come il Cantiere, prima sperimentazione formativa organica in cui nuovi educatori e insegnanti hanno potuto “formarsi” e allo stesso tempo contribuire al lavoro di verifica attorno al “Metodo Mammut”. Il Cantiere, che si è svolto una volta al mese nella sede del Mammut da gennaio a giugno 2010, è stato momento di formazione e supervisione tra i partecipanti alla sperimentazione del Mito e degli altri percorsi messi in campo anche nelle altre zone della città (ad esempio Fuorigrotta oltre che in città come Roma e Nonantola). Gli altri percorsi di approfondimento sulle tematiche emerse negli anni precedenti (in particolare sulla letto-scrittura con metodo naturale, la ricerca scientifica e astronomica) sono state sperimentati quest’anno in una modalità di affiancamento con le attività delle Officine dei piccoli. Alle lezioni teoriche dei formatori, venivano cioè aggiunte le giornate di affiancamento a questi formatori nella conduzione dei percorsi laboratoriali svolti dal Mammut con i bambini dai 6 ai 10 anni. Il percorso condotto da Pasquale Amato sul corpo e l’espressività teatrale, ha permesso di sviluppare quest’ambito di ricerca attraverso un lavoro in profondità che si è svolto durante l’intero arco dell’anno, nella mescolanza tra operatori, ragazzi, abitanti del quartiere. I percorsi di supervisione e monitoraggio svoltisi in altre città come Bologna (che ha in parte pagato la formazione offerta), Pistoia e Genova (a cui la formazione è stata effettuata gratuitamente) hanno permesso di contribuire ad un migliore sviluppo della sperimentazione metodologica nelle altre regioni coinvolte e promuovere i servizi offerti dalla Scuola formatori Mammut anche nel resto d’Italia.
Nelle date 30/31 luglio e 1 agosto 2010 si è infine svolta la verifica finale. Nel weekend di chiusura, a partire da tracce, griglie di osservazione e altri materiali relativi alla ricerca comune dei 3 anni progettuali, il gruppo di lavoro ha tracciato le linee generali su questi primi tre anni di ricerca. Conclusioni a cui verrà fatto cenno in questo report di ricerca, rimandando alla più ampia trattazione a cui l’equipe sta lavorando e la cui ultimazione è prevista per dicembre.

Gli ambiti della sperimentazione

Nel perio do in oggetto il Centro territoriale Mammut ha avuto modo di sperimentare la validità del metodo frutto della scrittura collettiva dei primi due anni, mettendo a fuoco punti deboli e criticità da sviluppare.
Gli ambiti di sperimentazione hanno potuto contare su una evidente eterogeneità, tanto per collocazione geografica (hanno partecipato agenzie educative dell’Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Liguria, Lazio, Lombardia e Campania, naturalmente), quanto per tipologia dell’utenza (avendo preso parte alla sperimentazione un Centro di salute mentale, come Gatta Blu di Scampia; un Carcere, come quello dell’isola d’Elba; gli stranieri della scuola d’italiano Mammut; assieme a scuole elementari, medie inferiori e superiori, associazioni e ludoteche).
Durante il periodo in oggetto sono andati meglio definendosi gli strumenti di rilevazione e monitoraggio. Sono state ad esempio messe a punto nuove griglie di rilevazione, adottate da ciascuno degli ambiti del Centro territoriale a partire da marzo.
La maggiore criticità è rimasta il poco tempo a disposizione degli educatori – tutti impegnati nelle attività su campo – per i compiti di rilevazione e sistematizzazione dei dati. L’impegno nel “fare” è rimasto preminente, sottraendo il tempo all’attività di ricerca teorica e riflessiva. Se nell’equipe di lavoro Mammut si è comunque riusciti a sopperire a questa mancanza, più difficile è risultato invece applicare la metodologia di rilevazione anche negli altri luoghi della sperimentazione – dove la partecipazione di operatori e ricercatori era a titolo gratuito.

Mito e Barrito
Il Mito del Mammut e Il Barrito si sono rivelati strumenti assolutamente preziosi e adeguati. La formula del concorso, la modalità di progettazione e di coordinamento, la comunicazione e il raccordo consentiti dal Barrito (diventato mensile con punti di distribuzioni sul territorio nazionale), hanno permesso di ovviare a molti dei problemi relativi alla riflessività e tracciabilità dell’intervento per i partecipanti al Mito.
Il Barrito, in particolare, è diventato un vero strumento di inchiesta pedagogica, dove le agenzie educative coinvolte nelle diverse regioni italiane hanno potuto incontrarsi mensilmente, comunicandosi e confrontandosi scoperte e difficoltà. Trovando nel giornale rinforzi positivi per le proprie motivazione e suggerimenti importanti rispetto al proprio contesto.
È stato così che gli obiettivi della cooperazione e dello scambio, perseguiti anche grazie al Barrito e al Mito del Mammut, hanno cominciato a trasformare la rete Mammut in qualcosa che comincia ad assomigliare ad una vera e propria comunità pedagogica.




Azioni

Di seguito alcuni elementi da cui è possibile rilevare la positività del periodo in oggetto rispetto alle azioni messe in campo.
Il Centro bambini ha proseguito la propria sperimentazione su modalità innovative di fare didattica, avvalendosi della collaborazione con docenti accreditati presso organizzazioni pedagogiche di rilievo internazionale come l’Mce e la a Facoltà di Fisica della Facoltà Federico II di Napoli.
È stato tuttavia proprio grazie alla conduzione di una parte delle giornate laboratoriali ad opera dei docenti di cui sopra, che l’equipe ha ricevuto un ulteriore importante riscontro sull’importanza preminente che una modalità pedagogica deve riservare alla componente “artigianale”: anche gli abiti migliori non funzionano se non fatti “su misura” (del contesto, del maestro, dell’allievo). Ovvero, anche se l’intervento dei docenti esterni è stato di qualità molto alta – permettendo una sensibile crescita del gruppo di lavoro su metodologica e conduzione delle azioni messe in campo – la presenza di questi docenti non è andata nella direzione dell’incremento del numero e del gradimento da parte dei genitori e dei bambini partecipanti alle Officine dei piccoli.
Il ritorno alle modalità di conduzione, programmazione e realizzazione delle azioni messe a frutto nei primi due anni dall’equipe del Centro bambini (modalità che hanno portato nei mesi di giugno e luglio 2010 alla realizzazione del “Villaggio dei Mammuttiani” in Piazza Giovanni Paolo II), ha invece coinciso con un forte incremento del numero di iscritti, del gradimento e del grado di partecipazione di bambini e genitori.
Altro dato importante riscontrato nel periodo in oggetto è stato il forte incremento di quantità e qualità dei genitori partecipanti. Grazie anche all’attività volontaria della nutrizionista del II Policlinico di Napoli Paola Iaccarino, che dall’autunno 2009 ha condotto gruppi di discussione e formazione sull’alimentazioni con le mamme, il Centro bambini ha registrato un mutamento positivo, registrando una presenza rinnovata e più consapevole della componente genitoriale alla vita del Centro.
In giornate collettive, come le quattro mostre di fine anno, la festa di primavera, i mercati Des la partecipazione dei genitori alla vita del centro è stata tangibile, rivestendo le mamme un ruolo attivo nell’organizzazione di queste giornate (ad esempio preparando merende e marmellate).


Le scuole
Altro dato importante rispetto all’offerta rivolta ai bambini dai 6 ai 10 anni è stata la partecipazione delle scuole alle attività del Centro. Gli incroci tra il doposcuola – avviato quest’anno al Mammut dall’ottobre 2010 – e le Officine dei piccoli, hanno portato le classi in cui i bambini frequentanti il doposcuola Mammut (per lo più rom) erano iscritti, a svolgere alcune giornate di lezione nei locali del Centro, condividendo programmazione e modalità dell’equipe. La possibilità di incidere sul sistema-classe nella sua interezza e il coinvolgimento nella metodologia di lavoro in maniera sistematica dei soggetti interessati al processo, ha permesso di registrare risultati positivi tanto rispetto ai bambini partecipanti al doposcuola Mammut, quanto nell’intero gruppo classe.
Anche le richieste delle scuole del territorio di partecipare a questo tipo di programma sono in crescita, diventando perciò uno degli elementi da cui ripartire nella riprogrammazione. In ciascuna della fasi di progettazione insegnanti, genitori e bambini sono stati coinvolti in maniera attiva, partecipando tanto alla verifica quanto alla programmazione e al monitoraggio delle attività in cui erano implicati.
Le modalità di lavoro sull’insegnamento della scrittura, quelle sull’approccio scientifico alla conoscenza a partire da sperimentazione su luci e ombre e su modalità di conoscenza interdisciplinare di argomenti inerenti all’astronomia, sono state l’ambito di ricerca didattica del periodo in oggetto. Trovando nella storia dei Mammuttiani, avviata in ottobre – e costruita assieme ai bambini delle Officine – lo sfondo narrativo dell’intero percorso.
Alla fine di ciascuno dei cicli è stata realizzata una mostra per socializzare il percorso con il resto del territorio. Il momento finale ha visto la messa in piazza di un Villaggio dei bambini, sperimentato in giugno e luglio attraverso laboratori narrativi, di costruzione, di ricerca scientifica.

 Il Centro ragazzi
Il Centro ragazzi è riuscito a diventare punto di riferimento effettivo per adolescenti e pre-adolescenti del territorio. Il numero di frequentanti, ormai stabilizzatosi attorno alle cento unità, è uno degli elementi utili ai fini della valutazione finale. Altro elemento è l’eterogeneità della provenienza sociale, culturale e geografica che vede assieme rom, italiani e stranieri. Se per il gruppo di consolidati frequentatori sono proseguite le attività avviate all’inizio dell’anno, il periodo in oggetto ha visto la sperimentazione di strumenti e modalità rivolte a fronteggiare l’irruenza di alcuni dei pre-adolescenti noti sul territorio per l’intensa attività distruttiva.
Il “vivaio”, ovvero la possibilità di relazioni, spazi e strumenti offerta alla fascia d’età che va dagli 11 anni in su, si è basato innanzitutto su modalità relazionali afferenti alla sperimentazione metodologica. A partire da questa relazione, gli educatori di progetto hanno usato strumenti educativi diversificati, che vanno dal viaggio, alla musica, al lavoro manuale, al teatro, al supporto didattico, alla squadra di calcetto Mammut, a sport e giochi di strada.
Tenendo come punto ferma la domanda specifica di quest’area di ricerca (la possibilità cioè di dare vita una scuola per adolescenti efficace e rispettosa delle singole individualità), si sono implementate le azioni rivolte all’apprendimento.

I Corridoi

I viaggi Corridoio sono proseguiti con alcuni dei ragazzi che frequentavano il Mammut sin dall’inizio. È stato cioè proprio la conoscenza e la relazione sviluppatasi nell’ambito delle attività di “vivaio”, che ha permesso ai viaggi Corridoio di trovare modalità più efficaci nel terzo anno di sperimentazione. Portando alla conclusione che i “viaggi scuola”, secondo la metodologia messa in campo, difficilmente potranno avere efficacia se non collocati in un più ampio respiro, fatto di un “prima” e di un “dopo” resi possibili grazie a quelle che abbiamo chiamato attività di “vivaio”.
Se da una parte lo strumento viaggio ha perciò confermato la forza rispetto ai processi attivati (nel ragazzo, nella sua famiglia, nei territori di provenienza e destinazione), dall’altra la possibilità di collocarla in un ambito continuativo proprio di una “comunità educante”, ne è risultato la premessa indispensabile.
In particolare i Pei (Progetti educativi individualizzati) seguiti nel periodo in oggetto con metodologia Corridoio sono stati 6, di cui 4 con cittadinanza italiana residenti nell’VIII Municipalità, uno con cittadinanza russa proveniente dal quartiere S. Giovanni e un rom abitante alla Sanità.
Le indicazione metodologiche provenienti dall’attività di ricerca-azione di ciascuno degli ambiti Mammut (dal Centro bambini, dal Centro ragazzi, dal Centro stranieri, dal Mito), hanno permesso di realizzare l’impianto metodologico dei percorsi Corridoio. La durata dei percorsi è andata dai 4 mesi, di quello svolto a Firenze, ai 14 giorni di quello svolto in Emilia Romagna.

La regia educativa
 Il lavoro di regia educativa è stato svolto dagli operatori del Centro ragazzi tanto attraverso lo Spazio 15/18 (nell’attività cioè di orientamento e primo accompagnamento nella ricerca attiva di opportunità di lavoro, formazione e tempo libero per questa fascia d’età sul territorio nazionale), quanto nella regia territoriale rispetto a gruppi e singoli dell’VIII Municipalità.
Occasioni come la “bicicilettata” in particolare, hanno consentito ai ragazzi del Centro di sentirsi parte attiva del territorio, contribuendo a fare di Scampia “centro” di iniziative d’avanguardia.
È proprio in relazione a questa fascia d’età che si è potuto maggiormente sperimentare l’utilità dello spazio pubblico come sfondo integratore, elemento capace di mettere in crisi la dannosa dinamica salvatore/vittima/persecutore. I ragazzi di Scampia cioè, da “vittime da salvare”, diventano salvatori dello spazio urbano, ponendo così rimedio alle dannose dinamiche ingabbianti dove tanto spesso ricadono ciascuna delle parti impegnate nei processi educativi. Risultati visibili, come il mutamento di piazza Giovanni Paolo II, hanno permesso ai ragazzi di toccare con mano l’importanza del proprio impegno.
La sperimentazione attorno alle possibilità di fare scuola con gli adolescenti si è arricchita notevolmente nel periodo in oggetto attraverso:
- il laboratorio-scuola svolto in sede ad opera degli operatori del Centro;
- con le sperimentazione specifiche in collaborazione con docenti accreditati (come Ilenia Picardi che per Città della Sicenza di Napoli ha tenuto un percorso su nanotecnologie e nuove tecnologie);
- attraverso i percorsi Corridoio inter-regionali.
Grazie a queste azioni, l’equipe è riuscita ad ottenere importanti risultati tanto rispetto alla costruzione metodologica, quanto nell’aiuto concreto offerto ai ragazzi per far fronte alle difficoltà scolastiche contingenti.

Sfreno

L’evento di

piazza denominato Sfreno, giunto alla terza edizione e realizzato nel luglio 2010 ha infine permesso di trarre i frutti dell’anno di lavoro. Realizzando, con un budget insignificante, un evento musicale di rilievo (grazie alla partecipazione gratuita di artisti importanti come Enzo Gragnaniello, Ida Rendano e Peppe Lanzetta) “Sfreno” ha dato modo di verificare l’esistenza di una comunità Mammut di cui i ragazzi sono parte integrante e basilare. Comunità che ha nella piazza la sua sede. Sono stati proprio gli intrecci tra i Pei, il Corridoio e gli altri ambiti del Centro Mammut a permettere la realizzazione di quanto avvenuto il 4 luglio nella piazza. Uno dei ragazzi seguito con percorso “Corridoio” è stato proprio il principale promotore e organizzatore della manifestazione, rientrante nel programma di addestramento professionale previsto dal suo piano individualizzato: animatore e organizzatore di eventi.




 Centro stranieri
Su base del tutto volontaria, nell’anno in corso ha preso forma il Centro stranieri del Mammut.
In collaborazione con il V Circolo di Scampia che ha contribuito attraverso “Scuole Aperte” con fondi e locali, la scuola d’italiano per stranieri del Mammut ha definito le basi della propria metodologia di lavoro, contribuendo ai più generali obiettivi di ricerca-azione del progetto.
La forte criticità rinvenibile nel razzismo tanto marcato e presente nel territorio dove il Mammut ha sede, è stato uno dei punti principali del lavoro. La condivisione di spazi e tempi, se da una parte ha originato conflitti, dall’altra ha costituito una modalità di relazione tra gli studenti africani della scuola e i ragazzi e bambini di Scampia.
Se il periodo in oggetto ha permesso di ottenere un primo quadro del complesso contesto sociale in cui l’immigrazione regionale è inserita, il lavoro didattico ha portato naturalmente alla costruzione di una rete cooperativa con altre scuole d’italiano presenti a Napoli, Firenze, Bologna, Nonantola (MO), Roma. Agli inizi di luglio il Mammut ha infatti organizzato due giornate importanti d’incontro tra le scuole d’italiano per stranieri che adottavano metodologie affini, riuscendo a sviluppare effettiva circolazione di materiali e metodologia didattica e avviando la trattazione dei temi sociali, politici, giuridici e culturali che fanno da sfondo alle tematiche migratorie.
Il periodo di lavoro ha permesso ad un piccolo gruppo di volontari di costituirsi e formarsi attorno all’insegnamento dell’italiano. Anche rispetto agli studenti africani si è provato a lavorare attraverso una metodologia individualizzata, capace di affrontare la persona nel suo complesso sviluppandone criticità e potenzialità. In questo senso le difficoltà giuridiche imposte dalla normativa vigente e quelle a trovare un lavoro sono risulti i più grossi ostacoli.

Sportello

Difficoltà che l’equipe ha cercato di affrontare grazie al lavoro volontario dell’associazione “3 i” e all’avvocato del centro Mammut, nel perseguimento degli obiettivi di primo ascolto e accompagnamento a servizi socio-sanitari; per fronteggiare difficoltà giuridiche e inserimento nel mondo del lavoro degli studenti partecipanti alla scuola.


Sportello legale

Lo sportello legale del Centro Mammut è stato tra le azioni trasversali maggiormente utili al perseguimento degli obiettivi progettuali. Interessando tanto questioni di carattere generale (come i confini tra abusivismo e riappropriazione urbana; politiche del lavoro di enti del terzo settore; approccio alla legalità per le diverse tipologie frequentanti il centro), quanto la risoluzione di problematiche individuali.
I risvolti giuridici delle progettazioni educative portate avanti dagli operatori Mammut con bambini, ragazzi e famiglie hanno trovato risposta grazie al lavoro del legale del Mammut e degli altri avvocati che hanno collaborato al servizio. Parallelamente è stata offerta al territorio la possibilità di rivolgersi al Mammut, previo appuntamento, per un primo ascolto e orientamento legale.
Tanto la ricerca sul tema della “cellula sociale” che il progetto Mammut aveva messo tra le sue priorità, quanto la realizzazione effettiva di un’organizzazione rispettosa dei diritti del lavoratore e delle normative vigenti in materia di luoghi, tempi e procedure sono state rese possibili da questa area del Centro territoriale.



Alcuni risultati relativi all’innovazione didattico/educativa

Tra gli indicatori significativi sui dei tre anni della ricerca, annoveriamo l’importante incremento di richieste di partecipare alla metodologia Mammut da parte di agenzie educative di diverse regioni italiane.
In particolare:
- da parte di enti autorevole, quali la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico II, con cui il Mammut ha partecipato sin dalla fase fondativi al gruppo di lavoro tra associazioni e Università;
- da istituti carcerari, come il Carcere dell’Isola D’Elba o il Carcere Minorile di Nisida di ricevere formazione e/o cooperare per progetti educativi relativi ai ragazzi in percorsi rieducativi;
- la richiesta di scuole, come l’Istituto Don Milani di Gragnano, che oltre a ricevere giornate di formazione ha preso parte al Mito del Mammut portando i ragazzi in piazza Giovanni Paolo II;
- da assistenti sociali dell’area penale minorile di prendere in carico ragazzi messi alla prova (quest’anno il Mammut ne ha potute accogliere 3);
- da Comuni, come quello di Venezia, che richiedono al Mammut la formazione sul metodo (formazione che verrà effettuata il 14 gennaio 2011)
- da enti afferenti alla Cooperazione internazionale, come il Ciss. (ente con cui il Mammut ha collaborato nella ricerca internazione che ha visto impegnata l’equipe Mammut anche in Marocco nel giugno 2010);
- Dipartimento di Progettazione Urbana e di Urbanistica dell'Università Federico II, con cui è stato firmato un protocollo d’intesa.

Oltre alle richieste sempre più numerose di formazioni e incontri divulgativi sul metodo provenienti da associazioni del nord, come del centro e del sud Italia (ad esempio associazioni e insegnanti della Val di Non (Bz) che hanno incontrato gli operatori Mammut nel luglio 2010).

È stato proprio grazie a queste collaborazioni metodologiche che il “Metodo Mammut ha ricevuto importanti riscontri rispetto a ripetibilità, attendibilità e divulgazione della ricerca, ancor prima della fine della scadenza finale.

Alcuni dei risultati relativi al recupero di spazi pubblici
Piazza Giovanni Paolo II
Attraverso l’intera gamma di azioni la piazza Giovanni Paolo II vive oggi una vita nuova. Tra le azioni maggiormente incisive:
- i percorsi laboratoriali stabili di Centro ragazzi, Centro bambini, Centro stranieri del Mammut
- i momenti di socializzazione di questi percorsi, come Sfreno, la Festa di primavera, le feste di fine ciclo;
- la giornata conclusiva del Mito;
- le cene e i pranzi conviviali, consistenti nelle tavolate di piazza aperte a chiunque e organizzate sotto i portici antistanti ai locali Mammut (la “cena di saluto” del 5 agosto è l’ultima del periodo in oggetto);
- realizzazione di un orto e manutenzione del verde nello spazio antistante ai locali Mammut;
- i mercati dell’economia solidale DES, svoltisi una volta al mese da maggio a luglio 2010;

Tra gli elementi da cui è possibile rilevare il mutamento auspicato:

-assenza - ormai permanente - di segnali che facciano presumere l’uso della piazza da parte di consumatori di eroina o per altri usi antisociali;
-incremento delle attività svolte nella piazza anche da altri soggetti (nel periodo in oggetto nella piazza si sono svolte cresime, messe di evangelisti, saggi danza, manifestazioni sportive);
-numero e distribuzione della frequentazione della piazza ad opera di bambini, ragazzi e adulti, a prescindere anche dalla presenza di operatori Mammut.


Altri spazi
In molti degli altri spazi interessati dalle azioni del progetto, sono proseguite le azioni di cura avviate grazie alle sollecitazioni Mammut. In particolare nel rione dei 7 palazzi, hanno persistito le opere realizzate tra la prima e la seconda annualità. Lo spazio ha continuato ad essere utilizzato come luogo aggregativo, cessando gli atti che ne impedivano l’uso da parte dei cittadini (ad es. buttare sacchetti d’immondizia dalla finestra). Ad impedirne il buon utilizzo permangono invece le inadempienze da parte della pubblica amministrazione deputata, a cui è stata più volte richiesto nell’arco dell’anno l’intervento di ordinaria manutenzione (ad esempio il taglio dell’erba).
Sono oltre 10 gli spazi pubblici in Campania e nel resto di Italia in cui l’azione di recupero, avviata con il progetto Mammut, sta proseguendo con modalità e strumenti diversificati.  Più in generale, l’operazione culturale di sensibilizzazione rispetto a quest’importante tema di educazione civica, sta dando risultati tangibili in ciascuna delle regioni interessati dal progetto.


Sostenibilità e continuità progettuale

La presa in carico da parte del Comune di Napoli – Assessorato alle Politiche Sociali e il sostegno finanziario garantito dalla Fondazione Sorelle Masolini di Udine, hanno garantito al progetto “Centro Territoriale Mammut”, di diventare “servizio” e sopravvivere alla fase di sperimentazione iniziale resa possibile grazie all’investimento della Regione Campania – Assessorato alle Politiche Sociali e della Fondazione Banco Napoli per l’assistenza all’infanzia.
Elemento questo da cui è possibile rilevare l’efficacia dell’azione di comunicazione e ricerca fondi a cui il Mammut ha dedicato risorse e attenzione sin dal primo anno progettuale. Alla crescita esponenziale delle azioni messe in campo e delle richieste afferenti al Centro Mammut da parte di bambini, ragazzi, famiglie (italiani, stranieri e rom), agenzie educative ed enti pubblici, corrisponde, al momento, una riduzione delle risorse economiche su cui il progetto può contare (riduzione pari a 150.000 euro circa sui 350.000 delle precedenti annualità).
A tale mancanza l’organizzazione sta tentando di fare fronte attraverso la partecipazione a bandi (fin ora non ne ha vinto nessuno di quelli a cui ha partecipato) e la promozione dei servizi formativi e socio-culturali. L’incremento della richiesta di formazioni remunerate costituisce un importante segnale.



QUADRO PROSPETTICO DELLA IV ANNUALITÀ PROGETTUALE


A seguito delle verifiche effettuate in ciascuno degli ambiti progettuali, nel coinvolgimento di tutte le componenti interessate, riportiamo di seguito gli elementi di riprogrammazione.
Ognuna delle componenti del Centro Mammut ha indicato nella “creazione di comunità” la principale finalità a cui l’organizzazione può tendere. Una comunità pedagogica con valori, spazi, modi e finalità affini risulta infatti essere la premessa indispensabile (e il fine ultimo) per l’intera azione progettuale. A patto però che siano chiari ed esplicitati i compiti e i modi di questa comunità che, nello specifico Mammut, coincidono con il “fare scuola”, o meglio con l’“essere scuola”. Compito dell’organizzazione non è cioè la realizzazione di una generica aggregazione sociale, ma trovare risposte ai bisogni e alle possibilità rilevate nei tre anni di ricerca, attraverso il potenziamento della comunità educante a cui ha dato vita.

È da questa premessa che partono azioni e ricerche teoriche relative al quarto anno di progetto.
In base alle risorse economiche attualmente disponibili, questo è il quadro sintetico delle attività di ciascuna delle aree progettuali per il quarto anno di attività del Centro territoriale Mammut.


1) Centro  bambini
Il lavoro sugli intrecci tra didattica e spazio pubblico della città del Centro bambini prosegue attraverso:
- Scuole in Officine – laboratori didattici mattutini frutto della programmazione concordata con gli insegnanti dei bambini che frequentano il doposcuola Mammut, svolti durante l’orario scolastico tra i locali in piazza Giovanni Paolo II e le aule delle scuole partecipanti;
- Officine dei Piccoli – percorsi pomeridiani basati su espressività teatrale, narrazione, letto-scrittura, sperimentazione scientifiche, osservazione astronomica, costruzione, manualità e pittura, finalizzati agli obiettivi didattici e educativi individualizzati, rivolti alla crescita armonica dei bambini del territorio. I percorsi sono svolti tra i locali Mammut e gli spazi pubblici interessati dall’intervento progettuale.
- Doposcuola: nei locali del centro e nell’intreccio con le altre azioni del Centro bambini e delle altre aree Mammut.
- Giornate di piazza – giornate di piazza basate sulla partecipazione corale di famiglie, scuole e bambini attraverso attività ludiche, artistiche e culinarie con sfondi integratori comuni.
Alle attività partecipano bambini italiani, stranieri e rom.


2) Centro Ragazzi
- Educativa di strada – Percorsi educativi di base nell’utilizzo di spazi, attrezzature e rete sociale del Centro territoriale, rivolti a ragazzi del territorio maggiormente disorientati, attraverso lo sviluppo di una relazione significativa con gli operatori preposti. La presenza quotidiana presso i locali del Centro degli educatori di progetto, permette al Mammut di mantenere e rafforzare la componente di punto di riferimento per adolescenti e pre-adolescenti;
- Sfreno – laboratori di espressività, costruzione e esplorazione geografica svolti dentro e fuori ai locali del Centro, aventi il recupero dello spazio pubblico urbano e la creazione di comunità come finalità prevalenti. La manifestazione finale di luglio in piazza Giovanni Paolo II, diventa lo sfondo integratore di tutte le azioni rivolte ai ragazzi e realizzate a partire da settembre.
- Pei – sviluppo dei Percorsi educativi individualizzati improntati alla “metodologia Corridoio” avviati nei tre anni precedenti. I percorsi Corridoio sono basati sul viaggio e sulla sperimentazione in attività lavorative, espressive e sociali in “contesti spaesanti”.

È invece subordinata al reperimento di ulteriori risorse economiche l’attività di supporto alla scolarità, lo spazio 15/18 e la realizzazione di nuovi Pei.  

3) Centro Stranieri
- Consulenza, orientamento e primo accompaganemnto su tematiche giuridiche e burocratiche;
- Percorso d’insegnamento d’italiano per stranieri da ottobre 2010 a maggio 2011.
Il Centro stranieri continuerà a reggersi prevalentemente sulle risorse volontarie del Centro, essendo subordinata al reperimento di nuove risorse la possibilità di fornire un incremento qualitativo e quantitativo al servizio.

4) Mito del Mammut IV edizione
- Gioco di teatro quartiere, finalizzato all’innovazione didattica educativa delle agenzie partecipanti, nel recupero di spazio pubblico urbano. A luglio 2010 è stato emesso il bando di gara sull’intero territorio nazionale. Il 26 e 27 maggio 2011 viene svolta la giornata finale in piazza Giovanni Paolo II.

5) Area legale
 -Supporto legale per i progetti educativi realizzati dal Centro Mammut, rivolti alla risoluzione delle problematiche giuridiche dei bambini, dei ragazzi e degli stranieri frequentanti il Centro e delle relative famiglie.
- Servizio di primo ascolto e orientamento legale offerto al territorio nei locali del Centro.
- Supporto ai percorsi di educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva realizzati dal Centro.

6) Editoria
- Barrito On line.
- Barrito cartaceo (non più con cadenza mensile)
- I “quaderni del Barrito”: pubblicazioni tematiche su metodologia e territorio.

7) Scuola formatori:
- Supervisione metodologica e formazione per le equipe impegnate nella realizzazione dei percorsi sopra esposti.
- Percorsi tematici rivolti al territorio.
- Coordinamento e potenziamento della rete educativa nazionale sviluppata durante i primi tre anni di ricerca.
L’attivazione di nuovi percorsi è subordinata al reperimento di ulteriori risorse economiche.
 
Il Mito del Mammut IV edizione

Tre anni fa dal confronto con spinte e criticità di insegnanti e educatori di Campania, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia, Lazio nasceva il progetto Centro Territoriale a Scampia - Mammut. Attraverso un fitta trama di percorsi di ricerca, formazione e interventi educativi insieme a bambini, ragazzi e adulti italiani, stranieri e rom (della più variegata provenienza professionale, geografica e sociale) in questi tre anni ha preso forma il Metodo Mammut (vedi Discorso sul metodo, Quaderni del Mammut 2010: è possibile farne richiesta gratuita scrivendo a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ), un insieme di modi, tecniche, climi e stili organizzativi per la costruzione di contesti educativi.

Scampia, il quartiere di Napoli da cui ha preso avvio il nostro lavoro, è rimasto il cuore della sperimentazione nazionale. Lì hanno sede i locali del Centro territoriale. Lì è nato il Mito del Mammut, uno dei primi percorsi messi in campo per coinvolgere il territorio in un’azione didattica e educativa. Avendo sede in un’enorme piazza usata solo da chi andava a bucarsi – oltretutto in uno dei periodi più critici per Napoli e Scampia, quelli della guerra di camorra di inizio 2000 – il gruppo di progetto ha dovuto aguzzare l’ingegno per far fronte all’impresa di liberare la piazza e la rappresentazione che tutti ne davano. Per lavorare sull’immaginario collettivo che aveva fatto di Scampia simbolo del male, il Mammut pensò di chiedere aiuto ai miti di creazione dei cinque Continenti e di ogni tempo, tentando di costruire un nuovo rito collettivo. Riti e miti costituivano alcuni dei capisaldi della pedagogia alla base del Mammut, alla perenne ricerca di modalità attive e non autoritarie di fare scuola. I tre anni che sono seguiti, oltre a dare vita nuova alla piazza, hanno prodotto una raccolta di materiali e sperimentazioni urbane capaci di incidere su rioni, strade e spazi verdi di molte altre città d’Italia. Creando al contempo cooperazione e una metodologia condivisa.

Il terzo anno in particolare, ha dato vita a percorsi di trasformazione non solo a Napoli e nelle scuole, ma anche in altre città italiane come Bologna, Pistoia e l’Elba. I partecipanti si sono sperimentati in percorsi tra i più vari: c’è chi ha utilizzato pittura e scultura, chi la messa in piazza di una storia e chi, attraverso il gioco, ha aperto le porte di luoghi tabù (come il carcere dell’isola d’Elba o il Centro di salute mentale di Scampia).

Alla terza edizione del Mito del Mammut hanno partecipato 700 bambini e ragazzi e le seguenti realtà:

 

Napoli: Ass. Trifoglio Napoli; Coop. ProgettoUomo (Bagnoli-Fuoriogrotta); Ass. Arcoiris; Ludoteca Abracadabra; LiberaVerde – Centro diurno Gatta blu, Coop.Alisei, Comitato 7 Palazzi, GruppoZoone – ; SMS C.Levi; V° circolo E. Montale, 58° Circolo JF Kennedy; S. Giorgio a Cremano SMS Guido d’Orso; I Circolo didattico di Cercola (Na); Ass. Sconcerto di Pistoia; Isola D’Elba – Ass. DORAD; “Scuola media statale A. Volta” di Bologna; Milano - Ass.Medionauta; Genova – Ass. La Stanza;

 

I singoli percorsi del Mito III edizione si sono conclusi a Maggio 2010 nella piazza Giovanni Paolo II di Scampia, con l’ormai consueta Battaglia dei Titani e premiazione al concorso.

Nel quarto anno di vita del Centro, il Mito esce dalla fase iniziale di sperimentazione, non abbandonando però la caratteristica principale della ricerca-azione, ovvero dalla possibilità di lasciarsi sempre trasformare da potenzialità e bisogni del contesto.

Essendosi dimostrata modalità efficace per creare cooperazione proprio grazie alla competizione che lo caratterizza, il Mito diventa così strumento stabile per gli insegnanti e gli educatori che vogliano e possano mettersi alla ricerca di modi nuovi di essere scuola per sé e per gli altri.


Bando di gara

Leggi tutto...
 
Il Gridas non si tocca

Anche se la situazione d'emergenza sembra essere superata grazie all'impegno assunto dal Comune di Napoli, fino alla firma definitiva degli accordi ufficiali, il Mammut aderisce alla campagna: "Il Gridas non si tocca"



Anche


Appello del GRIDAS diffuso martedì 21 giugno 2010.
[scarica l'appello in pdf]


Cari tutti,
ci troviamo nella condizione di dover rivolgere un appello a tutti voi in sostegno del GRIDAS.


Cos’è il GRIDAS:

Il GRIDAS, gruppo risveglio dal sonno, è un’associazione culturale senza scopi di lucro fondata nel 1981 da Felice Pignataro, Mirella La Magna, Franco Vicario e altre persone riunite dall’intento comune di mettere le proprie capacità artistiche e culturali al servizio del prossimo per un risveglio delle coscienze assopite e per stimolare una partecipazione attiva alla società.

Il GRIDAS opera ininterrottamente da quasi 30 anni a Napoli caratterizzandosi soprattutto per gli oltre 250 murales realizzati in ogni parte d’Italia, ma anche per il Carnevale di quartiere promosso a Scampia e giunto quest’anno alla 28ª edizione, per il supporto creativo e culturale dato a tutte le realtà in lotta per il rispetto dei diritti dei più deboli.

Dal marzo 2004, con la morte di Felice Pignataro, il GRIDAS non ha cessato la sua attività, continuando a promuovere il cineforum gratuito settimanale, il carnevale di quartiere e continuando a rappresentare un punto di riferimento per numerose realtà che operano a Scampia e in altre parti di Napoli, così come in altre periferie d’Italia, e che negli anni sono venute in contatto con Felice, con il GRIDAS e con il nostro percorso di coerenza improntato al rispetto del prossimo.

Da sempre le attività del GRIDAS sono state autofinanziate e abbiamo sempre rifiutato sponsorizzazioni e patrocinii di ogni tipo per mantenere la nostra coerenza e libertà di azione.


La sede del GRIDAS:

La sede del GRIDAS è stata da subito stabilita nei locali abbandonati del centro sociale del Rione Monte Rosa, all’Ina Casa di Secondigliano, poi divenuto Scampia.

I locali sono di proprietà dell’IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) che, peraltro, non si è mai curato della manutenzione, né delle condizioni degli stessi, questo nemmeno nel 1988, quando un incendio accidentale distrusse il locale al pianterreno con gran parte del nostro materiale, o quando le stanze al piano superiore furono lasciate semidistrutte dai terremotati che vi soggiornavano da sette anni, al momento dell’assegnazione delle case agli stessi.

Felice Pignataro, da solo o con l’aiuto degli altri membri del GRIDAS, ha in più riprese ristrutturato a proprie spese e rese funzionanti intere parti dell’edificio senza che alcuno dell’IACP intervenisse a pretendere alcunché.

La stessa presenza del GRIDAS ha, di fatto, sottratto le stanze occupate all’espandersi della camorra che, come si sa, nel nostro territorio è solita appropriarsi dei luoghi abbandonati.

Inoltre, in più riprese, abbiamo chiesto una “regolarizzazione” della nostra posizione all’IACP senza ricevere alcuna risposta, per anni. Come nella lettera che Felice Pignataro inviò il 16 marzo 1994 al Presidente della Circoscrizione di Scampia, al Sindaco di Napoli, all’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, alla Commissione Risorse umane del Comune di Napoli e al Presidente dell’IACP in cui chiedeva, tra l’altro, “L’abolizione della considerazione di essere abusivi nella convinzione che abusivo non è chi restituisce all’uso dei cittadini una struttura abbandonata da anni e ritenuta pericolosa per l’incolumità degli stessi, ma piuttosto il potere che per anni espropria i cittadini, per incuria, delle strutture che potrebbero migliorarne la vita”.


Un breve riassunto dei fatti attuali:

In seguito ad accertamenti dei Vigili Urbani, che hanno portato a dei sopralluoghi nell’intero stabile e alla individuazione di tutti gli occupanti, nel 2005 sono partite a cura della Procura della Repubblica di Napoli delle indagini preliminari, conclusesi con il rinvio a giudizio del GRIDAS e di alcuni altri occupanti per il reato di “invasione di edificio pubblico”. Il GRIDAS ha rifiutato la strada del patteggiamento perché andare avanti nel processo (che si terrà a fine dicembre) significa poter raccontare la propria storia e vedere riconosciuta una volta per tutte la propria posizione nell’edificio.

Parallelamente a questo procedimento, abbiamo avuto una visita degli Architetti mandati dall’IACP nella struttura cui è seguita una richiesta di lettera scritta per chiedere (per l’ennesima volta) di regolarizzare la posizione del GRIDAS. Abbiamo puntualmente adempiuto a questa richiesta non ricevendo alcuna risposta dall’IACP.

Su nostra sollecitazione, si è tenuto un incontro informale tra Comune di Napoli, GRIDAS e IACP per cercare di trovare una soluzione possibile a questo paradosso: una realtà attiva per produrre cultura in un territorio martoriato e abbandonato come quello di Scampia che viene messa alla porta dalle istituzioni che dovrebbero ostacolare l’assenza culturale che fa da substrato ottimale per la crescita della cultura camorrista.

Quasi a sorpresa, dunque, ieri mattina (21 giugno 2010) ci è stata notificata un’ingiunzione di sgombero da compiersi entro 15 giorni con diffida dal continuare a occupare i locali con la minaccia di sgombero coatto.


Teniamo a precisare che i locali occupati dal GRIDAS sono interamente dipinti dai murales di Felice Pignataro che noi tentiamo di preservare come meglio possiamo perché non più riproducibili. Per la storia del GRIDAS e per la scomparsa di Felice che rende per noi importantissimi quei locali il GRIDAS non può e non deve a nostro avviso essere separato dai locali che ne sono insieme storia e memoria. Proprio recentemente, a nostre spese, è stato riasfaltato il tetto dell’intero stabile (non solo dei locali da noi occupati) per fermare infiltrazioni d’acqua che minavano la tenuta dei murales e la stabilità dell’edificio, senza che l’IACP intervenisse in alcun modo.


Poiché il GRIDAS non è e non ha mai badato agli interessi di pochi, ci sentiamo “cosa pubblica”.

Facciamo appello quindi a tutti perché accorrano e si mobilitino come meglio possano e come sappiano affinché il GRIDAS resti nel centro sociale di via Monte Rosa 90/b, nell’Ina Casa del rione Scampia (Napoli).


Giovedì 24 giugno 2010 – ore 18:30

convochiamo un’Assemblea Pubblica presso la sede del GRIDAS


per confrontarci sul da farsi con tutti quelli che in questi anni sono passati dal GRIDAS o in qualche modo sono entrati in contatto con noi.


Vi aspettiamo numerosi!


Il GRIDAS.

GRIDAS – Gruppo risveglio dal sonno
Casa delle Culture “Nuvola Rossa”
Via Monte Rosa 90/b, Ina Casa, Scampia, Napoli.
Web:
http://www.felicepignataro.org/gridas
e.mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo


ADERISCI all'appello del GRIDAS:


IL GRIDAS NON SI TOCCA!
 
Punti distribuzione del Barrito mensile di inchiesta e ricerca pedagogica

Il Barrito n. 7, maggio 2010: La trasformazione

Il numero VII del Barrito è dedicato alla trasformazione, aspetto più generale dell’avventura che accompagna le sperimentazioni sociali e pedagogiche di quest’anno.
Troppo spesso ci dimentichiamo che essere educatori significa farsi sollecitatori di cambiamento (in un bambino, adulto, straniero, comunità o quartiere che sia) e non soltanto “stare”, magari con la passione di chi crede di incarnare una missione, nelle situazioni. Dove la nostra presenza di educatori non può produrre cambiamento, là nemmeno dovremmo stare noi. Non come educatori almeno (se il tuo canto non è più bello del silenzio, diceva il saggio, taci).
Molti dei nodi del metodo che andiamo collaudando sono legati proprio alla possibilità di creare modifi cazione nelle vite individuali e collettive. Nel giornale troverete tracce dei tentativi fatti in questa direzione da bambini, ragazzi, insegnanti e altri educatori. Assieme a profi li e pensieri degli autori che sul tema del cambiamento hanno maggiormente lavorato e a cui la nostra ricerca si ispira.


Per abbonarvi o poter diventare punto di distribuzione del Barrito del Mammut o ancora per poter dare suggerimenti e contributi alla redazione potete contattare Alessandra 3394050924 o scrivere a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Potete trovare il Barrito
in questi punti di distribuzione:


Leggi tutto...
 
Scarica l'opusolo " Discorso sul Metodo. Dell'utopia e della sua realizzabilità"

scarica l'opuscolo divulgativo in formato pdf " Discorso sul metodo. Dell’utopia e della sua realizzabilità" disponibile anche su carta.

info 3385021673


 
Officine dei piccoli (6-10 anni)
Officina dei piccoli 6-10 anni

percorsi
di: musica, pittura,sperimentazioni scientifiche, movimento corporeo, costruzione,teatro, gioco, colore, orto,lettere, numeri, esplorazioni del territorio

martedì e giovedì dalle 16.00 alle 18.30 al Centro TeRRitoriale a Scampia MaMMut Piazza dei Grandi Eventi Scampia

per iscrizioni e adesioni contattare
Cosimo cell. 32O. 852 82 O8
mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
sito: www.mammutnapoli.org
 
Doposcuola (6-11 anni)
Sono aperte le iscrizioni al doposcuola Mammut per bambini dai 6 ai 10 anni.

Il doposcuola vuole essere da una parte un supporto per chi non riesce a stare dietro ai "compiti" di scuola, dall'altra un lavoro su motivazione e possibilità di sperimentare altri modi di apprendere.

E' strettamente collegata alle altre attività del centro e in particolare alle Officine dei piccoli.

E' attivato per il primo anno in via sperimentale a seguito delle molte richieste dal territorio.

Si basa su impegno volontario.

Data inizio: 25 ottobre 2009

Contatti e iscrizioni: 3385021673
 
Un secondo anno da Mammut - bagagli e propositi
Riportiamo di seguito i report scritti a conclusione del II anno di progetto dagli operatori che se ne sono occupati.
Sono i racconti delle attività Mammut con adolescenti, bambini e adulti a Napoli e fuori Napoli.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        

REPORT GENERALE II ANNO MAMMUT

 

Il secondo anno di vita  per il Mammut è stato un anno di definizione. Soprattutto della struttura organizzativa e della metodologia da adottare.

Anche perché il “Centro” ha finalmente avuto un suo “centro”. Con l’assegnazione nel mese di febbraio 2009 da parte della Regione Campania dei locali da destinatari al progetto, il Mammut ha infatti avuto un luogo fisico dove fare base. 

Leggi tutto...