QUADRO NORMATIVO

Legge istitutiva del Tempo Pieno n. 820 del 1971 

Legge n. 517 del 1977, titolo I punto 2: Ferma restando l'unità di ciascuna classe, al fine di agevolare l'attuazione del diritto allo studio e la promozione della piena formazione della personalità degli alunni, la programmazione educativa può comprendere attività scolastiche integrative organizzate per gruppi di alunni della classe oppure di classi diverse anche allo scopo di realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni. Nell'ambito di tali attività la scuola attua forme di integrazione a favore degli alunni portatori di handicap con la prestazione di insegnanti specializzati assegnati ai sensi dell'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 31 ottobre 1975, n. 970, anche se appartenenti a ruoli speciali, o ai sensi del quarto comma dell'articolo 1 della legge 24 settembre 1971, n. 820. Devono inoltre essere assicurati la necessaria integrazione specialistica, il servizio socio-psicopedagogico e forme particolari di sostegno secondo le rispettive, competenze dello Stato e degli enti locali preposti, nei limiti delle relative disponibilità di bilancio e sulla base del programma predisposto dal consiglio scolastico distrettuale. Il collegio dei docenti elabora, entro il secondo mese dell'anno scolastico, il piano delle attività di cui al precedente primo comma sulla base dei criteri generali indicati dal consiglio di circolo e delle proposte dei consigli di interclasse, tenendo conto, per la realizzazione del piano, delle unità di personale docente comunque assegnate alla direzione didattica nonché delle disponibilità edilizie e assistenziali e delle esigenze ambientali. Il suddetto piano viene periodicamente verificato e aggiornato dallo stesso collegio dei docenti nel corso dell'anno scolastico. I consigli di interclasse si riuniscono almeno ogni bimestre per verificare l'andamento complessivo della attività didattica nelle classi di loro competenza e proporre gli opportuni adeguamenti del programma di lavoro didattico.

Legge n.148 del 1990, Riforma dell'ordinamento della scuola elementare: i moduli ovvero tre insegnanti su due classi

 Decreto sul Maestro unico, 2008: 

Art. 4. Insegnante unico nella scuola primaria .

Nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti di cui al relativo comma 4 e' ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola. 

 

REPORT DEL secondo focus sul sociale ai tempi della crisi

 Incontro con Gabriella Giardina (Preside 91^ circolo di Fuorigrotta, Napoli ed ex maestra della scuola Madonna Assunta di Bagnoli) e Maria De Marco (ex assessore cultura e scuola dell’VIII Municipalità)

Le misure trovate dalla scuola per affrontare i diversi gap di partenza (handicap, provenienza socio-culturale…) sono state più o meno finora:

- tempo pieno. La scuola consiste anche nella refezione e nel post refezione, dove è possibile avere con i bambini un tempo di gioco o altre attività, anche in ottemperanza a esigenze dei genitori lavoratori.

 Con il tempo pieno:  

  1.    il tempo scuola era di 40 ore settimanali 
  2.     veniva garantito il servizio mensa 

Il tempo pieno in alcune regioni è diventato la norma. In Campania no, perché moltissime scuole hanno trovato 10.000 inghippi per non farlo.

Comunque oggi, con i tagli Gelmini, a fare il tempo pieno sono rimaste tre o quattro scuole in tutto.

I fondi erano: del Ministero per quanto riguarda gli insegnanti; del Comune per Refezione e personale non docente. A venir meno sono stati i fondi statali.

 I moduli

Altra modifica importante, con cui si tentò di adeguare l’intero impianto pedagogico della scuola ai bisogni di tutti, fu l’introduzione dei moduli: dal maestro unico si passa a 3 insegnanti per classe: uno per il modulo linguistico, uno per modulo logico matematico, uno per quello storico antropologico geografico. Costò un bel po’ di fatica questo adeguamento, soprattutto per farlo accettare alle insegnanti. Oggi i moduli non esistono più e si è ritornato al maestro unico.

Sostegno all’handicap

“Prima eravamo noi maestre che facevamo quello che facevamo perché ci sentivamo di farlo. Poi, man mano che le cose venivano inquadrate dal punto di vista normativo, da una parte c’è stata una maggiore certezza di diritti per tutti. Dall’altra nessuno fa più niente se non è pagato e non rientra nelle sue competenze”, racconta Gabriella Giardina.

Con la legge 104 del ‘92 che istituì il supporto da parte di insegnanti di sostegno alle classi con bambini portatori di handicap, la scuola fece un gran passo avanti.

Il punto è che a distanza di tanto tempo, sono stati in pochi ad aver capito che il sostegno è alla classe e non al singolo bambino.

Alessandra Di Fenza riferisce di alcuni casi in cui tutti i bambini con handicap sono fatti confluire in un’unica classe con l’insegnante di sostegno. Gabriella e Francesca (avvocato) dicono che questo è illegale.

Maria De Marco riferisce di alcune scuole di Scampia in cui non avendo più i fondi per gli assistenti materiali, le insegnanti chiamano i genitori a casa perché vadano a pulire i figli a scuola.

Gabriella dice che la sua scuola è riuscita a non perdere quasi niente rispetto a questo punto, soprattutto perché i genitori hanno fatto e vinto il ricorso al Tar (gratuiti per redditi inferiori a 9.000 euro).

PON – Piano operativo nazionale

Con Lisbona 2001 si stabilisce che entro il 2013 l’istruzione dovrà essere un diritto uguale per tutti. Vengono perciò finanziate le Regioni Obiettivo per adeguamento delle strutture e anche dell’offerta didattica.

Le scuole si aprono ancora di più a esperti provenienti dall’esterno. Trend già iniziato negli anni ’90, quando sono sempre di più le associazioni, gli artigiani e i professionisti chiamati a fare progetti nella scuola.

Purtroppo ad oggi non esiste una valutazione complessiva dell’impatto che i PON hanno avuto rispetto agli obiettivi di adeguamento dell’offerta didattica nelle regioni interessate. O almeno questi dati non sono in possesso dei presenti.

Il dato sulla dispersione scolastica non viene ritenuto sufficiente per una valutazione di quest’impatto. Gabriella ritiene necessario che venga resa obbligatoria la rendicontazione sociale, che non è finanziaria ma che è capace di dar conto dei risultati effettivamente ottenuti.

Di certo i soldi assegnati a PON e progetti extrascolastici sono stati davvero tanti. Se da un primo bilancio iniziale delle due relatrici sembrerebbe che in realtà un investimento tanto poderoso non ha dato risultati rilevanti, Gabriella sostiene poi che grazie ai PON è riuscita ad aumentare di fatto i giorni di scuola, a farne anche di sabato, con uscite e altre attività effettivamente migliorative dell’offerta didattica. De Marco sostiene che i PON sono stati utili soprattutto a coinvolgere quella fascia di popolazione altrimenti esclusa da sempre, quella dei genitori cinquantenni.

Nel 2013 finiranno le risorse destinate ai PON.

Ma Gabriella sostiene che non verrà meno la possibilità di rivolgersi a competenze esterne. Il Fondo nazionale per l’istituzione scolastica (assegnato dallo Stato in proporzione al numero di alunni e ad altri indicatori, e comunque oggetto di pattuizione periodica) non ha subito né subirà sostanziali riduzioni. I Dirigenti didattici potranno pertanto continuare ad attingere a questo fondo, se vorranno coinvolgere compresenze esterne.

Alda solleva la questione sull’opportunità di rivolgersi così tanto a “esterni” anziché potenziare le competenze interne. Gabriella le ribatte che è necessario e molto utile questo contributo.

Buoni libro

La gratuità dei testi è garantita a tutti per la scuola elementare. Mentre per le medie è commisurata al reddito. In ogni caso, quello che è successo a Napoli, è che le librerie non vogliono più dare i testi in cambio dei buoni libro comunali: il comune paga dopo moltissimo tempo e le librerie non ci stanno più.

Buoni pasto

Previo pagamento di un ticket, il servizio mensa è un altro diritto garantito che non sembra aver subito grosse modifiche. Il problema è anche in questo caso dei tempi: per la prestazione relativa al servizio mensa, anche del personale non docente, la competenza è del Comune. Per imperizia e disorganizzazione burocratica, il Comune di Napoli paga dopo molto tempo e il personale non docente si rifiuta sempre più spesso di garantire questo servizio.

Asili nido

A Napoli sono quanto mai scarsi. Non c’è proporzione tra domanda e offerta, in più è necessario un adeguamento perché in alcuni quartieri (es. Fuorigrotta, ci sono molti meno bambini rispetto alle stime in base alle quali venne stabilito il numero di nidi in quel quartiere: a Fuorigrotta è molto calata la natalità, diversamente rispetto ad altri quartieri dove invece è in costante aumento).

Inoltre altra irrazionalità è quella per cui vengono sfavoriti i genitori disoccupati nelle graduatorie di accesso ai nidi: chi non ha lavoro non ha così nemmeno il tempo per cercarselo (come riferito da Alda).

Obbligo scolastico

Agli inizi del 2000 (cercare normativa di riferimento) viene innalzato ai 16 anni l’obbligo di frequenza scolastica. Vengono introdotte le formule più variegate. Molti enti, appositamente autorizzati, prendono in consegna i percorsi didattici di chi ha abbandonato la scuola.

Si sviluppano esempi positivi, come quelli di casa Arcobaleno a Scampia, dove effettivamente i ragazzi seguono un percorso di formazione didattica e anche di formazione professionale.

Altri invece, come quello dell’AVOG, dove i ragazzi frequentano (e nemmeno sempre) il percorso offerto dall’organizzazione privata una sola volta a settimana. Conseguendo così il diploma senza aver frequentato alcunché, né tanto meno aver imparato nulla di quanto avrebbero dovuto per conseguire il diploma.

In entrambi i casi si tratta di classi “speciali”, ovvero fatte di un’unica tipologia di ragazzi.

Anche il progetto Chans è stato basato in sostanza su classi speciali, ma con un impianto pedagogico importante e la volontà di modificare il sistema scuola in toto. Addirittura Don Milani potrebbe essere considerato un fautore delle classi speciali.  Anche se non sfuggirebbe nemmeno a un cieco che il prete maestro del Mugello aveva una fortissima carica innovatrice rispetto alla scuola (e alle altre istituzioni) preposte all’educazione di tutti (basti “Lettera a una professoressa”).

Quello che invece si registra oggi, è che anche nel caso più felice (quello di Casa Arcobaleno) si investe su classi speciali e si da per scontato che la “scuola normale” ha finito di modificarsi per diventare più adeguata a tutti.

Sempre nell’abito dei progetti di sostegno alla scuola ad opera di esterni, De Marco denuncia il grande sperpero di denaro che continua ad essere fatto con il progetto “I care” assegnato ad AVOG per un tutoraggio scolastico all’intera città di Napoli.

 

I tagli

I tagli della Gelmini hanno principalmente ridotto il numero di insegnanti (obbligando al ritorno all’insegnante unico) e i fondi destinati al personale non docente. Scuole più sporche, fine dell’insegnamento basato sui moduli, ritorno al maestro unico, sono alcune delle principali conseguenze di questi tagli.

La scuola la crisi l’ha già subita, ora non ha più niente da perdere.

A fronte di tutto ciò, la De Marco lamenta una diffusa passività e incapacità a rivendicare quanto spetta. Stesso atteggiamento che registra rispetto a quanto Comune, Stato e Regione dovrebbero erogare per servizi sociali e politiche culturali.

Un elemento che emerge piuttosto chiaramente dall’incontro, è che laddove ci sono Presidi e insegnanti che non si avviliscono, si riesce comunque a far fronte alle esigenze scolastiche anche dove ci sono stati i tagli. Un esempio è il modo riferito da Giardina per non ledere i diritti di genitori con figli portatori di handicap.

L’altro elemento è che ieri come oggi, al di là di fondi e normative, la possibilità di una scuola ben funzionante è affidata per lo più alla buona fortuna: se ti capita un’insegnante motivata e competente, avrai una scuola come si deve. Almeno per quella materia. A dire questo sono sia Gaetano di Vaio che Gabriella.

Si è inoltre accennato alle politiche culturali e a come sono cambiate in conseguenza dei tagli (e del colore politico). De Marco sostiene la necessità che, proprio a causa della crisi, dovrebbe portare l’ente pubblico a fare molta attenzione al modo in cui i soldi sono spesi e soprattutto, ad avere una visione chiara del proprio ambito.

De Marco sostiene inoltre che, se da una parte De Magistris ha fatto bene a ripulire il campo (revocando nomine e sostituendo altre cariche) d’altro canto sembrerebbe che molto spesso non abbai fatto altro che sostituire i vecchi con i suoi.

Si dibatte anche dopo su questo argomento. Che esula un po’ dal discorso scuola e cultura, ma che riguarda il problema di assunzioni e assegnazione per bandi.

Fermo restando che è prassi consolidata ovunque che un nuovo Sindaco sostituisce i vecchi con i suoi, è davvero così deprecabile questa sostituzione se i “suoi” non sta per partenti e amici ma per persone di cui si conosce professionalità e impegno e con cui si condividono visioni etiche e tecniche?

 Alda chiede infine notizie sull’andamento scolastico dei Rom nel quartiere.

De Marco riporta il dato secondo cui prima venivano accompagnati da pulmini pubblici, oggi sono molti quelli che vanno con mezzi propri.

Alessandra riferisce di una nuova progettualità con le scuole messe in campo dal dirigente delle Politiche sociali del Comune. Il progetto, appena iniziato, avrebbe diverse ambiguità come il ritorno alle “docce a scuola”.

 

 
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