Periodico del Centro territoriale a Scampia - Mammut. Maggio 2010 anno II n. 7
L’associazione Chi rom… e chi no, uno dei gruppi di intervento sociale più attivi sul territorio napoletano, dal 2002 ha saputo fare della periferia urbana un terreno privilegiato di relazioni e sperimentazioni sociali e pedagogiche.
Nella primavera dello scorso anno incontrano Paul, sceso dalla Germania fino a Scampia. Dall’incontro fra il tessuto di relazioni costruite dall’associazione in questi anni e lo sguardo libero e delicato del giovane writer tedesco, sono nati alcuni “cantieri pedagogici”, fuori da qualsiasi canale formale e istituzionale, che hanno trasformato profondamente alcuni scorci di Scampia. Le trasformazioni materiali sono visibili camminando per il quartiere. Di quelle immateriali e delle relazioni che ne sono scaturite è possibile farsene un’idea dall’intenso cortometraggio Il quarto piano, realizzato da Chi rom… e chi no (è possibile richiederne copia scrivendo a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ).
Fiori, case, cardilli, cieli stellati. Trasformazioni possibili
di Emma Ferulano
La Vela gialla è in stato di quasi abbandono e di pieno degrado. Molte famiglie si sono trasferite nelle nuove case di edilizia popolare, altre ne hanno occupate alcune all’interno della stessa Vela. Molti appartamenti sono stati distrutti. Il movimento di bambini non è più così vivace come appena tre anni fa, ne rimangono pochissimi che quando fa caldo si aggirano in pannolini e senza scarpe per i corridoi di congiunzione tra una casa e l’altra, arrampicandosi sulle scale e sulle ringhiere ad altezze vertiginose. Andiamo spesso lì, portando i bimbi dai campi o dagli altri rioni per fare mega partite nel campetto di terra, o per coinvolgere nei vari laboratori esterni i piccoli pochi abitanti rimasti.
Un giorno è arrivato a Scampia dalla Germania Paul, un giovane writer, che ci ha seguito in colonia sul Vesuvio. Non parlava quasi una parola di italiano, ma aveva una grazia e una dolcezza tale mentre si incamminava in silenzio con il pallone in mano che tutti i bambini, senza troppe storie, lo seguivano incantati. Al ritorno dalla colonia, Paul era diventato l’amico immaginario di molti di loro, immaginario perché le madri credevano che delirassero i figli raccontavano di questo ragazzo tedesco che non si era mai visto. A un certo punto, invece, Paul compare nella Vela gialla. Con alcuni ragazzi, decidono di occupare e ripulire un appartamento al quarto piano abbandonato e distrutto, e con il nostro aiuto di invitare i bambini del campo rom e dei rioni a progettare l’arredamento della nuova casa e a dipingerlo sulle pareti. Piano piano sono apparsi l’ingresso, la camera da letto, il soggiorno, il salotto, la cucina, specchi, armadi, cassetti, libri, bottiglie, frigorifero, doccia, lavandini, finestre, vasi di fiori, tende colorate, poltrone, uccellini, panni stesi, piatti, televisione, stereo, appendiabiti. Di giorno in giorno chiunque visitasse la casa aggiungeva un disegno in più, un oggetto o un colore, e in questa casa immaginaria e realissima i bambini hanno iniziato a utilizzare gli spazi e a muoversi tra le pareti e gli oggetti dipinti in un infinito gioco dei mimi.
Vincenzo, 5 anni, abitante della Vela, è un vero padrone di casa che molto seriamente ti conduce al suo interno alla scoperta di tutto quello che contiene e quando accende lo stereo dipinto sulla balconata, sembra incredibile, si diffonde una musica bellissima.
L’Asse mediano è molto più a misura d’uomo di quanto si possa immaginare e, come tutti gli spazi in cui non ci si dimentica che l’uomo stesso è l’elemento essenziale affinché quello spazio abbia ragione d’essere, è possibile trasformarlo in uno spazio di condivisione, creazione, aggregazione. Occorre però essere dotati di fantasia e gioia, e avere un naso poco delicato, la zona è circondata di immondizia, alcuni pirati italiani non chiedono il permesso per liberarsi di cumuli di rifiuti non smaltibili, le istituzioni piratesche non si pongono il problema di rendere l’area vivibile giorno per giorno, i rom che vi abitano si aggirano un po’ rassegnati un po’ assecondando il delirio che li circonda. Di notte nemmeno una luce stradale che funzioni, un buio che ostacola i sogni.
Neanche noi abbiamo chiesto il permesso ufficiale per andare armati di colori e pennelli e per due giorni abbiamo invaso la rotonda trasformandola in un laboratorio di murales a cielo aperto. L’obiettivo: dipingere la parte di sotto dell’asse mediano che sovrasta le persone e copre il cielo, e i suoi pilastri – tra cui una facciata del bar di Nino, ormai un’istituzione della zona. I nostri complici più affidabili, i bambini, che a frotte ci hanno assistito dalla mattina al tramonto, che da terra raccontavano tutte le storie possibili e impossibili sugli animali, le lune, i soli, le musiche, i suoni, i colori, i venti e i ponti che coprono il cielo. Le loro storie ci hanno permesso di capire e di rendere visibili i desideri, per quanto sia possibile: bisognava dipingere il cielo sotto il ponte! E sulla facciata del bar tutto il resto, bambini, uomini e donne, insieme a giraffe leoni ed elefanti, circondati dai rossi, i gialli, i verdi e gli arancioni. I bambini dipingevano a terra, e dirigevano le operazioni in alto, messe in atto da Paul – venuto da questa Germania che qualche rom lì conosce per averci vissuto, ma che per molti chissà dove si trova – e da qualche aiutante più atletico che non avesse paura di arrampicarsi sull’impalcatura di 7 metri, che ci ha permesso di sfidare il grigiore cupo del ponte.
Questa invasione è stata possibile soprattutto grazie a un tacito accordo con gli abitanti del campo, esplicitato con quelli meno conosciuti. Anche i più scettici e impassibili, si sono riuniti e scervellati con noi al momento di scrivere la frase che resterà per anni un grande colorato messaggio per tutti coloro che dall’alto delle loro scrivanie e palazzi decidono di applicare invadenti progetti che calano sulle teste delle persone e ne sconvolgono le vite. Due parole semplici: È permesso?!
Per noi lo è stato, lo abbiamo chiesto però prima ai diretti interessati, e scelto insieme a loro.
Angelico, piccolo sognatore ma molto realista, seppur entusiasta e attivo fautore dell’impresa, alla fine, comparando l’opera finale di un piccolo cielo sempre stellato con il cielo sopra noi tutti che andava verso il tramonto, con una vena di malinconia ha constatato: “Ma il cielo è più bello.”
Nel frattempo, sulla Vela rossa e su quella celeste, sorelle della vela gialla, per nascita e per un destino di abbandono, sono apparsi da un giorno all’altro, un fiore gigante che sovrasta la villa comunale, e un cardillo in volo che pare s’appoggi sui rami di un grande albero. E la vita scorre in questi spazi pubblici e privati trasformati, in cui è possibile recuperare una certa bellezza e una forte volontà di cambiamento solo un po’ sonnecchianti.
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