Barrito del Mammut- Periodico Del Centro territoriale a Scampia. Inverno 2010, anno III n. 10
La Kumpania. Percorsi gastronomici interculturali
di Emma Ferulano
“La Kumpania è un’unità sociale dell'organizzazione Rom che opera nella vita quotidiana e risponde ad esigenze economiche. La sua formazione è legata a motivi di ordine economico di un dato ambiente sociale, prevalentemente urbano, dove le singole famiglie convivono per lo svolgimento delle proprie attività, caratterizzate da una forte solidarietà tra i diversi nuclei familiari, che si manifesta concretamente con la condivisione, in caso di necessità, di guadagni ed eventuali perdite o danni.
All'interno della Kumpania non esistono gerarchie; i suoi membri, per la loro rappresentanza all'esterno, eleggono uno di loro, che viene scelto per alcune qualità personali, quali la saggezza, l'esperienza, l'abilità a trattare con i gagè, l'equilibrio.”
La cucina nel patio
Luglio 2008, campo rom non autorizzato in Via Cupa Perillo, Scampia. La cittadinanza tutta è invitata a uno spettacolo teatrale, “Uccelli”, che ha come palcoscenico il piazzale delimitato dalle baracche del cosiddetto campo rosa. Vanno in scena bambini, giovani, uomini rom. Al tramonto, inizia ad arrivare un pubblico numerosissimo e vario che si va ad immergere in una situazione fuori dal tempo e dallo spazio, in un luogo ai margini della città che per una sera è al centro dei riflettori e delle attenzioni anche di chi non avrebbe mai immaginato di trascorrere il proprio tempo libero, di andare a teatro, in un campo rom. Lo spettacolo è già questo, la performance preparata durante mesi di laboratori potrebbe quasi non andare in scena, forse non se ne accorgerebbe nessuno.
Dietro le quinte, da giorni, si affaccenda un gruppo di donne rom affiancate da italiane, per preparare un enorme buffet, da offrire al termine dello spettacolo. Il palcoscenico in questo caso è il patio di Argentina, che coordina con maestria da chef i movimenti di noi tutte e incanta grandi e piccoli quando impasta all’aperto il pane con acrobazie delle mani. Gli strumenti sono un forno elettrico che si chiude male e ha una presa di corrente instabile, ma dal quale escono una gran quantità di saporite e profumate meraviglie, una fontanella che ha lo scarico nel terreno adiacente e che crea un piccolo pantano, una stufa a legna che tiene calde le pietanze in attesa di essere consumate. Protagoniste, le donne e la loro fantasia, dalla quale nascono zucchine e peperoni ripieni, sarme, torte giganti con creme e forme da fumetto, mussake (con la variante vegetariana per accontentare alcuni italiani), pane semplice e speziato, polli con salse aromatiche…
La tavola viene imbandita sul lato opposto del piazzale rispetto alla baracca di Argentina. La nonna più anziana del campo mette a disposizione la sua baracca, le tovaglie e i piatti, le sedie e le decorazioni, dirigendo immobile con lo sguardo o con monosillabi le operazioni delle giovani che vanno avanti e indietro, attraversando decine di volte il piazzale. Assaggia tutte le portate prima di farle mettere a tavola, e se le giudica troppo insipide, o troppo fredde o calde, o troppo secche, le rimanda indietro con un gesto della mano alla cucina di Argentina per farle aggiustare, creando un via vai comico di ragazze sudate e trafelate che trasportano vassoi e guantiere. Finalmente, soddisfatta la nonna, la tavola è pronta. Lo spettacolo termina, e il pubblico si rimpinza con altrettanta soddisfazione. Sullo sfondo, il grigio asse mediano e cupi fumi di un rogo lontano, ma la musica alta e il cibo troppo buono coprono tutti i cattivi pensieri e odori.
Da quella sera al campo, visto il risultato che ha superato tutte le nostre aspettative, molte altre volte la cucina nel patio di Argentina ha sfornato delizie che sono finite sulle tavole al termine di convegni, per eventi del Comitato Spazio Pubblico, in case di privati che audacemente si sono affidati al precario ma resistente forno del campo.
La cucina nell’agorà
Il patio si apre di nuovo e più volte alla città e nel Novembre 2010, sempre nel campo rom non autorizzato in Via Cupa Perillo, Scampia, la cittadinanza tutta è invitata alla presentazione del Progetto La kumpania - percorsi gastronomici interculturali.
All’interno della Scola Jungla, spazio abusivo in un campo abusivo, si riuniscono donne, giovani, abitanti del campo e della città. I bambini aspettano fuori, le chiacchiere sono per gli adulti, e fremono un po’ per entrare, non valgono a nulla i tentativi di dissuaderli, quello in effetti tradizionalmente è il loro spazio di giochi e laboratori, occupato da un sacco di gente mai vista prima. Allora ogni tanto si affacciano per verificare che ci sia ben poco di interessante per loro, le figure del Prefetto di Napoli e della Viceprefetto, presenti all’incontro, per quanto siano per noi e per quel luogo tanto significative (quanto surreali) poiché si tratta delle massime autorità cittadine in “materia” di rom, ai bambini non dicono proprio niente e non stimolano la loro curiosità. Rassegnati ricominciano ad accalcarsi fuori la porta della Scola Jungla, prima di accorrere dentro per mangiare finalmente i biscotti al miele.
La Kumpania – Percorsi Gastronomici Interculturali, è un percorso di ricerca-azione al femminile, nato e presentato in un’area verde quasi interdetta alla città, spazio di confine tra centro e periferia, denso di memorie e di usi, luogo di incontro, relazioni e scambi. Ma il percorso sarà itinerante, un viaggio tra memorie, sapori, profumi, che attraversa paesi, quartieri, periodi di vita, lingue, e risiede in molti spazi di Scampia e di Napoli.
La scommessa è quella di unire donne rom e italiane in questa avventura in divenire, di potenziare le capacità individuali di ciascuna e di sviluppare un spirito cooperativistico, per costituire un gruppo in grado di potersi affidare reciprocamente e di sperimentare insieme forme di lavoro autonomo e creativo.
La cucina è uno strumento potente e immediato, che unisce le persone in maniera naturale e senza bisogno di troppe introduzioni: attorno a un buon pasto e alla sua preparazione si superano conflitti, si favorisce l’incontro e lo scambio tra culture, si stimola la curiosità, si rievocano ricordi, si dà spazio alla memoria, si recupera la percezione del piacere, si dà forma alla creatività.
Siamo giunti al quarto laboratorio nel momento in cui state leggendo questa piccola testimonianza.
Il percorso è in costruzione e partecipato e prende forma a partire dalle meravigliose storie che ci stiamo raccontando e donando con Gelian, Sanela, Titta, Gina, Argentina, Gina, Pina, Dalida, Annalisa, Silvana, Rosaria, Emilia………..