Barrito del Mammut- Periodico Del Centro territoriale a Scampia. Inverno 2010, anno III n. 10


Costruire comunità. Il lavoro dell’associazione Black and White

di padre Antonio Bonato

Nel tessuto sociale e geografico di Castel Volturno si colloca, da 15 anni, l’esperienza della comunità dei missionari comboniani e dell’associazione Black and White. Dopo il rodaggio e l’emergenza per rispondere ai bisogni reali della gente, siamo arrivati alla fase nella quale è necessario fare il punto della situazione. Ci siamo accorti che se da una parte c’è la tentazione di chiudersi in “sacrestia”, limitandosi ad un servizio religioso che non entra nella storia del territorio e delle persone, un ministero sacerdotale tranquillo e asettico, tentazione anche delle parrocchie locali preoccupate di gestire il devozionale proponendo dialoghi con i vari santi “alla moda”, dall’altra è necessario sviluppare la dimensione “storica” della nostra presenza religiosa, cioè entrare nelle problematiche sociali e umane del territorio e delle persone.

Ecco una breve lista di azioni intraprese per realizzare i grandi sogni che teniamo nel cuore.

Oltre alla parrocchia per gli immigrati che risponde ad una esigenza di spiritualità che ciascuno coltiva, la Comunità vigila sui diritti civili dei migranti promuovendo attività che coinvolgano gli stessi immigrati come soggetti e protagonisti dell’azione. Facciamo parte attivamente del Coordinamento Antirazzista di Caserta che promuove iniziative e manifestazioni locali e nazionali sul tema dell’immigrazione.

Rispondendo, poi, ad un bisogno reale dei genitori immigrati che, per il lavoro non sanno dove lasciare i loro bambini, con l’associazione Black and White si è organizzata la Casa del Bambino, luogo dove si accolgono i bambini da 3 ai 5 anni cercando di trovare, insieme a genitori ed educatori, cammini verso una inter-azione/integrazione operando fin dall’infanzia. A questa attività si affianca il doposcuola per ragazzi delle elementari e medie dove ci si scontra con una realtà spesso dimenticata: i figli degli immigrati di seconda generazione chi sono veramente? A quale cultura appartengono? dove si collocano? L’attività del doposcuola quindi non si preoccupa solamente di far fare i compiti, se pur necessari, ma cerca di trovare quelle piste educative che aiutino tutti noi a ritrovarci e valorizzare le nostre radici tanto spesso volutamente cancellate dal sistema in cui ci troviamo.

A fianco della Casa del Bambino ha preso vita il centro culturale, luogo di incontro tra immigrati e italiani dove quest’anno stiamo portando avanti un percorso formativo denominato “Più in Là”, durante il quale, attraverso la convivenza di vari gruppi umani, un approfondimento e conoscenza dei problemi di Castel Volturno, si possano superare l’apparenza e i luoghi comuni per porsi domande e interrogativi che ci spingano all’agire per migliorare lo spazio in cui viviamo.

L’estate scorsa abbiamo iniziato a organizzare dei pomeriggi di giochi in un parchetto comunale dimenticato dai residenti locali, coinvolgendo i ragazzi immigrati e gli italiani. Questa iniziativa continua, durante l’inverno a ritmo quindicinale, con nostra grande sorpresa, ed è diventata un vero momento di incontro e di crescita non solo per i bambini e ragazzi coinvolti, ma anche per i genitori che ci seguono.

Le azioni, per ora, sono limitate a queste, ma i sogni che ci “tengono svegli” sono infiniti!

In conclusione, tutti noi che operiamo nell’associazione Black and White, crediamo che, anche se Castel Volturno è troppo spesso descritto come luogo di disagio sociale, di degrado ambientale, di abusivismo e di fragilità politica, non rappresenti un inferno in terra, ma uno dei tanti luoghi dove la vita cerca i suoi spazi di sopravvivenza e di crescita, a volte anche oltre i limiti di ciò che riteniamo essere politicamente corretti. Questi spazi vitali non possono essere condannati o incatenati da pregiudizi o false sicurezze, ma richiedono di mettersi in gioco, affinché il “gioco” diventi costruttivo e trasformi la società. È forse questo che fa più paura di Castel Volturno tanto da ritenerlo un problema da risolvere. 

 
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