In merito al fondo apparso (sabato 4 febbraio) su il Corriere del Mezzogiorno, qualche elemento in più.
Come scrivere articoli basati su cliché letterari utili più alla narrabilità che alla verità, può risultare nocivo. Ben vengano tutte le critiche, anche alle associazioni. Ma forse queste critiche sarebbero ancora più utili se chi scrive cerca di documentarsi un po’. Molti sono i dati da cui avrebbe facilmente dedotto che è molto difficile non rinvenire l’elemento “politico” nella vita associativa di Scampia. Le associazioni del territorio stampano due giornali cartacei (Fuga di Notizie e il Barrito del Mammut); una rivista on line, Fuoricentro Scampia e una Radio (Ska) di quartiere. C’è un carnevale giunto alla 30^ edizione organizzato dalla stesso centro sociale, il Gridas, assieme a associazioni vecchie e nuove. Ci sono coordinamenti di associazioni autorganizzati, di stampo eminentemente politico (Comitato Spazio Pubblico e Scampia Felice). Alcuni ragazzi del territorio (associazione Vodiska) hanno rilevato una casa editrice (Marotta&Cafiero) diventando pionieri di un’editoria sociale encomiabile. Almeno una volta al mese c’è una manifestazione pubblica volta a sensibilizzare la città sui temi caldi che la riguardano e non si contano ormai più i libri (Napoli comincia a Scampia, Scampia Trip, Come partorire un Mammut senza rimanerne schiacciati sotto. Le due Napoli…) che gli attivisti locali hanno scritto e presentato in giro per l’Italia per far emergere quanto esperito dalle pratiche quotidiane. E l’elenco è ancora lungo.
Quelle stesse associazioni erano tutte presenti il 3 febbraio a Scampia. Unici cittadini presenti. E non per vanità, ma per assicurare accoglienza e protezione agli organizzatori di un evento mediatico che quelle stesse associazioni avevano tentato di far diventare qualcosa altro, senza purtroppo riuscirci.
Perché qualcosa cambi davvero (o meglio continui a cambiare) c’è di sicuro bisogno che tutti cambino. A partire dalle associazioni. E a continuare con chi parlando di fiera della vanità, non si accorge che si sta in realtà cimentando in un esercizio di puro narcisismo mediatico.
Comunicato stampa sul presunto coprifuoco a Scampia e la mobilitazione di Twitter.
Il Centro Territoriale Mammut fa parte del Comitato Spazio Pubblico (http://comitatospaziopubblico.blogspot.com/), avendo tra le sue principali finalità quelle di liberare lo spazio di tutti, innanzitutto dalla paura e dalla logica securitaria che vede nei luoghi “non privati” il pericolo del nostro tempo. Finalità perseguita con la mediateca, con i laboratori con bambini, ragazzi e migranti, con le giornate d’arte, di sport e di vita varia che il Mammut e le altre associazione del territorio organizzano quotidianamente in piazza Giovanni Palo II e in altre strade e vialoni della città. Per questo è ben venuto chiunque decide di uscire dalle vie virtuali e, anche se per un giorno solo, decide di vivere le vie della sua città a Scampia. Scampia non è di nessuno, tantomeno delle associazioni e dei gruppi che la popolano. E chiunque voglia aggiungersi nel quotidiano avrà la nostra accoglienza.
Invitiamo tuttavia chi ha il “potere” della comunicazione di massa (includendo nella massa anche il popolo di Twitter) a fare molta attenzione, soprattutto in momenti delicati come questi.
E’ fatto noto che nell’area nord di Napoli ci sono giorni di tensione, dovuti ad un assestamento tra i poteri camorristici locali. Ma seminare panico e paura, diffondendo notizie infondate su “coprifuoco” e diktat della camorra, può servire solo ad “occupare” Scampia e Napoli con la paura che nasce dalla menzogna, seminando panico e false illusioni sulla forza della camorra stessa. Affrontare la “questione Scampia” in questo modo denota soprattutto ignoranza rispetto a questo territorio, e ai meccanismi stessi con cui funziona la criminalità organizzata.
Rispettiamo nella maniera più assoluta la buona fede di chi si è aggiunto al popolo della rete, pensando di fare del bene nell’onda mediatica del momento. E condividiamo l’idea che non sia accettabile, in alcun modo, che in nessun quartiere di Napoli, Scampia compresa, le persone debbano avere paura ad uscire di casa. A qualsiasi ora del giorno e della notte.
Lo stesso rispetto chiediamo a chi, in buona fede, sta contribuendo alla costruzione mediatica che vuole Scampia divisa in buoni e cattivi, alimentando l’immagine di questo quartiere come quartiere del male. Ripetiamo, la divisione della realtà in buoni e cattivi, non serve ad altro che ad una costruzione letteraria e giornalistica, per rendere più interessante le storie da raccontare. Tutto questo non è niente di nuovo, e fino ad oggi non è servito ad altro che ad alimentare la spirale di criminalità, miseria, abbandono in cui vive il quartiere.
Ci auguriamo che le belle energie che si sono mobilitate in questi giorni, riescano invece a svincolarsi dall’onda mediatica e dell’entusiasmo del momento, aggiungendosi con discrezione e nel rispetto di chi a Scampia ci vive, a quanto di vivo e forte nel quartiere si muove da anni. Invitiamo tutti a riprendersi strade e piazze di Scampia con ilCarnevale del Gridas che si terrà domenica 19 febbraio 2012 (www.felicepignataro.org). E a chi vuole dedicare qualche ora in più, a rinforzare le fila di chi si impegna nelle strade e negli altri spazi del quartiere e della città. Invitiamo ad indignarsi per la chiusura dei tanti progetti che non hanno più fondi e che, inevitabilmente, porterà all’azzeramento dei presidi che sul territorio sono nati in questi anni. Invitiamo tutti ad aggiungersi alle tante richieste di associazioni e cittadini, perché sul territorio possa nascere un’altra economia di vita (unica vera alternativa al sistema camorra), a partire da piccole misure di ripresa degli spazi pubblici del quartiere e dalla condivisione quotidiana delle gioie, delle paure e dell’esistenza di bambini, ragazzi e adulti di Scampia e del resto del mondo.